Il dopo partita in casa rossonera: «Bisognava chiuderla prima»

Le dichiarazioni dopo la vittoria con l’Atessa di Natalini, Val e Di Gennaro




«Sono molto contento della rete e della vittoria, ma le partite non bisogna solo vincerle, bisogna legittimarle: non possiamo permetterci di prendere gol con questa facilità»: il difensore del Lanciano, Alessio Natalini, festeggia la terza rete stagionale in rossonero segnata a Montemarcone, ma evidenzia anche ciò che è mancato con l’Atessa, e cioè la capacità di chiudere la gara.

«Sapevamo che sarebbe stata una partita dura, conoscevamo l’avversario e ci siamo preparati per affrontarlo a dovere», aggiunge Natalini, che non manca un’annotazione sul pubblico: «I tifosi sono spettacolari», dice il difensore, «tutti noi sapevamo che piazza è stata Lanciano nella storia, ed eravamo consapevoli di quello che il tifo rossonero ci poteva offrire: dobbiamo lavorare di più e dobbiamo farlo soprattutto per loro».

Il centrocampista argentino del Lanciano, Pablo Val

Per quanto riguarda la partita, il centrocampista argentino Pablo Val è sulla stessa lunghezza d’onda di Natalini: «Le partite iniziano tutte 0-0 e gli avversari sono 11 uomini come noi, nessuno ci sta a perdere», dichiara l’argentino, «quando facciamo gol spesso tendiamo a rilassarci e questo è un errore che non dobbiamo più ripetere. Sul 3-2 poteva succedere di tutto», continua Val, «per questo dobbiamo evitare che si arrivi all’ultimo minuto così: dobbiamo restare sempre “sul pezzo” e cercare di chiudere la partita».

«Fisicamente sto bene, ho già parlato col mister per dirgli che sono al 100%», spiega poi Val a proposito del suo cambio nell’intervallo in seguito a una botta, «la decisione di sostituirmi credo che fosse semplicemente a scopo precauzionale, e comunque per non rischiare di avere un giocatore acciaccato a centrocampo per tutto il secondo tempo».




Per Francesco Di Gennaro la rete segnata oggi contro l’Atessa Mario Tano è stata la prima in questo campionato: «Il gol in Prima Categoria mi mancava: diciamo che è un altro piccolo record, e speriamo di segnare anche in Eccellenza e in D col Lanciano», commenta l’attaccante, tornato sul campo di Montemarcone dove aveva giocato quando militava nel Gallipoli.

«Torno in questo stadio dove ho rimandato la festa per la promozione in B», ricorda il capitano rossonero, «proprio contro il Lanciano, ma festeggiammo la domenica dopo e andò bene ugualmente. Oggi l’Atessa ha fatto la partita della vita, come è giusto che sia», commenta infine sulla gara con i rossoblù, «quello che conta alla fine però sono i 3 punti, ed è stato importante ottenerli qui oggi, in una bella partita anche per il pubblico, oltretutto emozionante, visto che alla fine abbiamo rischiato abbastanza».

L’ARTICOLO SU ATESSA MARIO TANO-LANCIANO 2-3

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Del Grosso, bene il risultato ma non la prestazione. E sul pubblico: «Da Serie A»

L’allenatore del Lanciano dopo la gara vinta a Montemarcone con l’Atessa Mario Tano: troppi errori da non fare contro una squadra forte

Mister Alessandro Del Grosso, una partita dura: se lo aspettava?
«Nessuna partita è facile e oggi ne abbiamo avuto la dimostrazione: abbiamo trovato dall’altra parte una squadra pronta sia fisicamente sia atleticamente. Mi sento di fare un complimento alle due tifoserie: sembrava di giocare in uno stadio di Serie A. Sarebbe bello giocare sempre in campi così, con un sano sfottò ma con il giusto rispetto. Devo dire di aver sofferto a stare in panchina, perché quando c’è una cornice di pubblico così sarebbe bello stare in campo a lottare con la squadra».

Riguardo ai gol presi, cosa non ha funzionato?
«Mi sono arrabbiato: non è possibile subire gol su dei blocchi fatti dagli avversari. Sono situazioni che proviamo spesso in allenamento, ho fatto vedere ai ragazzi come bisogna agire in determinati frangenti. Non esiste prendere una rete così da calcio d’angolo: mi rode tantissimo».




L’erba alta può essere stato un fattore che ha frenato la mole di gioco del Lanciano?
«Era alta per noi ma anche per loro, quindi non è questo un fattore che ha caratterizzato la partita. Quando siamo andati sull’1-3 dovevamo affondare, invece siamo rimasti dietro a giocare troppo il pallone. Abbiamo sbagliato molte volte in uscita e questo ha permesso loro di rialzare la testa: non deve più accadere».

Le condizioni di Val?
«Pablo ha preso una botta in occasione del gol di Tarquini, quindi ho preferito fare il cambio perché voglio tutti disponibili per domenica prossima».

È stata questa la partita più difficile fino ad oggi?
«Sì, è stata questa ma ce ne saranno molte altre. Credo che comunque l’Atessa sarà in alto anche a fine stagione e che ce la batteremo con loro fino al termine dei giochi».

È globalmente soddisfatto della prestazione?
«Soddisfatto solo del risultato, perché non possiamo permetterci di sbagliare così tanto quando dall’altra parte c’è una squadra molto forte come oggi. Ad un certo punto dovevamo schiacciarli ma non è stato così: bisogna migliorare ancora molto».




Si è sbloccato anche Di Gennaro…
«Sì, ma al di là di questo lui è un giocatore importante: sa dettare i tempi e sa dare velocità alla manovra. Ha fatto un gol, ne poteva fare anche un altro ma è mancata la cattiveria. Loro oggi erano più cattivi di noi, e questo mi dà fastidio proprio tanto».

Prima partita in cui non effettua tutti i cambi, e prima volta in cui non sostituisce Quintiliani: quanto è determinante questo giocatore?
«Le sostituzioni di Quintiliani sono state sempre dettate da alcuni problemi fisici che si porta dietro da un po’. Oggi stava bene ed è stato bravo a reggere ritmi importanti per tutti i novanta minuti. In questo sono stati bravi tutti perché quando c’è stato da soffrire si sono aiutati l’uno con l’altro e hanno portato a casa i 3 punti».

L’ARTICOLO SU ATESSA MARIO TANO-LANCIANO 2-3

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Omar, il faraone rossonero che sogna di riportare Lanciano in C

Intervista a Shipple, primo calciatore italoegiziano (come El Shaarawy) a militare nel Lanciano. Romano col mito di Totti, non vede l’ora di guardare dall’alto in basso chi ha snobbato la sua scelta di scendere di categoria

Shipple in campo con la maglia del Lanciano

Omar Shipple, partiamo dall’attualità: lei che ha padre egiziano e madre italiana come ha vissuto la recente qualificazione ai mondiali dell’Egitto di Hector Cuper?
«Diciamo che mi sento più italiano che egiziano, anche perché sono nato e vissuto a Roma. La qualificazione però mi ha reso orgoglioso: sono arrivate molte chiamate di parenti e amici dall’Egitto per festeggiare. Ci tengono molto, hanno vinto sette coppe d’Africa e finalmente, dopo 28 anni, possono tornare a partecipare ad un mondiale».

Segue il calcio egiziano?
«Non particolarmente, conosco le squadre più importanti ma nulla di più. Preferisco seguire la Serie A e, da buon romano, tifo Roma. Quest’estate sono rimasto deluso dall’addio di Mohamed Salah: era un fuoriclasse oltre che un mio “connazionale”».

Da osservatore “neutrale” come commenta l’attuale situazione della nazionale italiana e del calcio italiano in generale?
«Forse ai mondiali me toccherà tifà Egitto! (ride, ndr) Scherzi a parte, credo che in Italia si sbagli alla base: non è possibile che in un settore giovanile vengano valorizzati maggiormente i giocatori stranieri rispetto a quelli italiani. È chiaro che così si fa difficoltà a portare giocatori pronti in nazionale. Poi probabilmente Ventura manca di quel carisma necessario per guidare l’Italia in un mondiale».




C’è un idolo calcistico che prende come esempio?
«Troppo scontato: naturalmente Francesco Totti. È un grande uomo oltre che un fuoriclasse assoluto. Lo si critica perché non ha vinto tanto, ma secondo me la sua più grande vittoria è stata rimanere giallorosso a vita».

Passiamo alla sua carriera. Prima dell’approdo in rossonero ha vestito le maglie di Sulmona e Amiternina: come ricorda queste due esperienze?
«A Sulmona ho vinto il campionato, ed è stato ovviamente bellissimo. A Scoppito, con l’Amiternina, ci siamo salvati in maniera molto sofferta, e forse è stato ancora più bello che vincere il campionato».

All’Amiternina giocava con Mattia Di Vincenzo e Antonio Petrone: è stato influenzato da loro in questa scelta?
«Io e Antonio dopo aver giocato insieme siamo rimasti molto amici: la nostra è stata praticamente una trattativa parallela per venire qui a Lanciano. Sinceramente sarei venuto indipendentemente da lui, però avere amici in squadra è sempre bello. Mattia invece non sapevo che stesse qui, ed è stato un piacere ritrovare anche lui».

Shipple e Petrone festeggiano una vittoria nello spogliatoio dellAmiternina

C’è una partita che ricorda più di altre fino ad oggi?
«Amiternina-Castelfidardo: play out per la permanenza in Serie D, 120 minuti di sofferenza e adrenalina. Finì 1-1 e ci salvammo noi, una gara indimenticabile».

È da poco qui, ma è saltata subito all’occhio la sua grande duttilità tattica. In quale posizione preferisce giocare?
«In verità io “nasco” da esterno alto di sinistra. Le vicissitudini nelle varie squadre, però, mi hanno portato a giocare in tutti i ruoli della catena di sinistra in maniera indifferente. Mi adeguo a fare ciò che chiede il mister: finché indosso una maglia da 1 a 11 va sempre bene!».

Come commenta questi primi mesi in rossonero?
«Sono stupito sotto ogni punto di vista, a partire dai tifosi: un attaccamento che non avevo mai vissuto sulla mia pelle. Posso dire sicuramente di non essere affatto pentito della scelta che ho fatto. È stata una decisione venuta da dentro, appena è arrivata la chiamata del Lanciano non ho esitato un attimo ad accettare. Non sapevo neanche la categoria!».




Ha fatto un progetto per i prossimi anni? Punta a rimanere a lungo qui?
«Finché nun me cacciano io resto! (ride, ndr) Quando si decide di scommettere su sé stessi lo si fa per qualcosa di davvero importante. Noi tutti siamo arrivati qui ponendoci l’obiettivo di riportare nel giro di pochi anni il Lanciano tra i professionisti, e da questo si capisce la voglia che abbiamo di restare qui per riscrivere la gloriosa storia di questo club insieme. Poi ci sono anche stimoli esterni, come quello di voler smentire tutti quelli che hanno criticato aspramente questa scelta: non vedo l’ora di guardarli dall’alto al basso tra qualche anno».

In città si è ambientato? Frequentate qualche posto in particolare?
«Stiamo scoprendo Lanciano piano piano. Non usciamo spesso, ma quelle poche volte che lo facciamo respiriamo un’aria positiva: i tifosi fanno sentire la vicinanza anche in quelle occasioni. Durante le Feste di Settembre siamo usciti un po’ più di frequente e abbiamo visto Lanciano in tutta la sua bellezza».

Una chiosa sulla partita di Atessa: questa situazione in bilico tra prefettura e campo vi crea qualche grattacapo?
«Ci stiamo allenando come sempre. Venerdì teoricamente avremmo dovuto fare rifinitura dato che la data iniziale era sabato. Ora non si capisce bene cosa stia succedendo, ma noi ci siamo allenati bene, anche di più durante la sosta. Non ci crea problemi né a livello mentale né a livello fisico. Siamo pronti e concentrati per affrontare una partita dura contro una squadra partita bene in campionato. D’altro canto siamo consapevoli di aver iniziato altrettanto bene, e quindi non temiamo né un eventuale ambiente caldo né una squadra a quanto pare forte: possono essere solo una spinta a dare ancora di più per portare a casa i 3 punti».

Antonio Petrone e la scommessa rossonera sulle note di J-Ax

Il centrocampista del Lanciano suona la carica in vista della trasferta di Atessa e spiega i motivi che gli hanno fatto sposare il progetto del club




«Ricominciare da meno di zero, e risputare indietro un po’ il veleno… rimettersi in gioco con coraggio e lasciar parlare la gente che nulla sa!!! #Lancianocalcio»: con queste parole “rubate” al rapper J-Ax il centrocampista del Lanciano Antonio Petrone, classe 1994, ha accompagnato la nuova immagine di copertina del suo profilo Facebook.

Una foto palla al piede scattata nell’ultima gara interna col San Vito 83 e una frase eloquente, che vale più di mille parole e che lascia trapelare un orgoglio e un coinvolgimento straordinari, visto che siamo agli albori di una nuova esperienza. Il post di Petrone è lo specchio del ritrovato entusiasmo che sta investendo nuovamente la Lanciano calcistica dopo un anno di digiuno quasi assoluto.

La categoria che, caso più unico che raro, diventa una motivazione marginale per una scelta; la maglia, i colori e la storia che vengono messi al primo posto su tutto, anche sulle opinioni degli “addetti ai lavori”.

«Questo è lo stato d’animo che mi accompagnerà per tutto l’arco della stagione›, spiega Petrone, «la voglia di vincere, stravincere e ritornare nelle categorie importanti, così da far ricredere coloro che hanno criticato, e che tutt’ora, criticano la mia scelta».




«Preferire una Prima Categoria a una Serie D o a un’Eccellenza “a vincere”», prosegue il centrocampista, «è una decisione dettata da un progetto solido: penso che abbiamo grosse possibilità di fare tutta la trafila con la squadra attuale».

«Non mi pento assolutamente di essere “retrocesso”», rimarca il 22enne calciatore originario di Napoli, «sapevo a cosa sarei andato incontro, ma qua sto bene e ho trovato un grande gruppo, la società è seria e non ci fa mancare nulla, anzi, è molto più organizzata di diversi club di D».

«La città è molto bella oltre che tranquilla», continua l’ex Francavilla, «si respira calcio, e infatti allo stadio c’è moltissima gente e questo rende meno amara la permanenza in questa categoria».

«Sono tranquillo, quando gioco mi diverto e per di più si punta sempre a vincere: affronteremo tutte le partite col doppio della rabbia per l’ingiustizia che abbiamo subito con il mancato ripescaggio», continua Petrone, «rispettiamo qualsiasi avversario ma non avremo mai paura di nessuno perché siamo una squadra forte che sa quello che vuole».




Per quanto riguarda la gara di cartello in programma sabato ad Atessa, Petrone sottolinea che «in questi giorni abbiamo approfittato per lavorare un po’ di più sul piano fisico, visto che c’è stata la pausa. Sabato, guardando la classifica, direi che è la partita più dura di quelle disputate fino ad oggi, anche se personalmente non conosco la squadra».

«Noi andremo ad Atessa per vincere, e non potrebbe essere altrimenti dato che siamo il Lanciano», conclude la mezzala rossonera, «se loro ci riusciranno a mettere in difficoltà tanto di cappello, ma il nostro obiettivo è quello di dare l’anima per portare a casa il bottino pieno, come abbiamo fatto sempre fino ad oggi».

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Giancristofaro: «Gol dedicato a mia nonna. Il mio idolo? Ferreira Pinto»





Intervista al difensore rossonero classe ’96 che con il San Vito ha realizzato il suo sogno: segnare al Biondi con la maglia della squadra del cuore


Domenico Giancristofaro, partiamo dal passato recente: esordio da titolare al Biondi con gol, cosa ha provato?
«Una grande emozione. Vengo da un anno molto complicato, e sto cercando di mettermi in mostra con questa maglia e di tornare a togliermi belle soddisfazioni. Poi segnare al Biondi, davanti a quasi duemila tifosi, è stata una sensazione unica».

È vero che prima di domenica non aveva mai fatto gol?
«Sì: è stata la prima rete in assoluto nella mia carriera! Evidentemente era destino che dovesse accadere in questo stadio e con questa maglia addosso (ride, ndr). Purtroppo, o menomale, sono uno che ha sempre lavorato per il bene della squadra: non c’è più bella soddisfazione del successo di gruppo».

Giancristofaro festeggiato dai compagni di squadra dopo il gol al San Vito 83

Si sente di dedicare a qualcuno in particolare il gol di domenica?
«A una grandissima tifosa rossonera, oltre che colonna portante del bar Micolucci: mia nonna. Abbiamo un forte legame, e la prima rete con la maglia del Lanciano non può che essere dedicata a lei».

L’allenatore Alessandro Del Grosso nel post partita l’ha elogiata per la prestazione. Pensa di potersi imporre come titolare?
«Non ci sono titolari in questa squadra. Tutti ci sentiamo importanti, per questo siamo un gruppo unito. Ovviamente spero di ritagliarmi un bello spazio, ma noi tutti pensiamo a raggiungere l’obiettivo che è quello di vincere il campionato».

Anche il mister ha sottolineato che non scendeva in campo da febbraio: che problemi ha avuto e come si sente ora?
«Ho iniziato l’anno a Sambuceto, poi ho avuto un problema per una lussazione alla spalla. A gennaio mi si è presentata l’opportunità di andare a giocare nell’Eccellenza laziale, alla Vigor Acquapendente, ma poi alcuni problemi societari mi hanno costretto a interrompere il rapporto anzitempo. Sostanzialmente mi sono allenato da solo da febbraio a giugno».




C’è un ruolo in cui preferisce giocare?
«L’anno scorso ho giocato prevalentemente a sinistra. In generale cerco di adattarmi alle esigenze della squadra e del mister, giocando indifferentemente a destra, a sinistra o al centro».

Ha legato maggiormente con qualche compagno?
«Conoscevo già Alessio Natalini perché siamo stati insieme alla Vastese due anni fa. Ma comunque mi trovo bene con tutti: proprio il gruppo è uno dei nostri punti di forza».

C’è un idolo che le ha segnato l’infanzia?
«Sicuramente Adriano Ferreira Pinto: è un amico di famiglia, e un grande uomo oltre che un atleta eccezionale. A Lanciano ha scritto pagine di storia molto importanti, ed è sicuramente un esempio».

Ferreira Pinto, quando giocava nell’Atalanta, al bar Micolucci con i proprietari e l’allora sindaco Filippo Paolini che gli consegna uno stemma della città in cambio della maglia dei bergamaschi

Oltre al Lanciano ha ricevuto altre proposte in estate?
«Solo fasi interlocutorie, nulla di più. Quando è arrivata la proposta del Lanciano non ci ho pensato su due volte. Vestire questa maglia per me è un sogno».

Cosa l’ha spinta a scendere di categoria?
«Il progetto. Qui c’è una mentalità che non ha nulla a che vedere con la Prima Categoria. La prospettiva di scalare vari campionati “a casa mia” vale più di ogni altra cosa».

Questo pubblico e questo stadio cosa le trasmettono?
«È bellissimo. Una mole di pubblico simile non esiste da nessuna parte in queste categorie. Questo fa capire agli altri di che pasta siamo fatti. Al solo pensiero che fino a due anni fa anche io ero sugli spalti del Biondi a sostenere e tifare mi viene la pelle d’oca ogni volta che scendo in campo».




Vede questo approdo come un punto di arrivo o come una vetrina per la sua carriera?
«Il mio obiettivo è quello di migliorarmi per essere sempre all’altezza di vestire questi colori anche negli anni a venire. Abbiamo il compito di scalare diversi campionati e riportare Lanciano dove merita. Mi resta difficile, ad oggi, pensare ad altro».

Come descrive il suo rapporto con mister Del Grosso? E quanto vi fa lavorare?
«È un allenatore molto preparato. Sa toccare le corde giuste per motivarci durante la settimana. Ci fa lavorare tanto, lui ma soprattutto il preparatore Alessandro Spinoglio che cura la parte atletica. Ci sottopone a sforzi molto duri, ma poi la domenica raccogliamo i frutti del pesante lavoro settimanale. La preparazione dello staff, la qualità e l’intensità degli allenamenti, sono almeno di tre categorie superiori alla nostra».

E il patròn Fabio De Vincentiis che sentimenti vi trasmette?
«Il presidente è una persona che ci tiene molto: è il primo tifoso. Cura tutti i dettagli in maniera meticolosa, si vede che lavora per il bene del Lanciano e dei suoi tifosi. Lo conosco da poco ma mi sembra che ci siano tutti i presupposti per fare bene ora e nel prossimo futuro».

Giancristofaro, il secondo da destra, prima di Lanciano-San Vito 83

Ha accennato alla sua famiglia: una famiglia di quelle storiche del tifo rossonero, proprietaria dell’altrettanto storico bar Micolucci. Come hanno reagito al suo trasferimento in rossonero?
«Loro hanno sempre voluto il mio bene, e vedermi con la maglia del Lanciano li rende straordinariamente orgogliosi di me. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, dato che anche io sono molto legato a loro vivendo la quotidianità del bar. Per loro è una doppia soddisfazione: la rinascita del Lanciano e vedere me calcare il prato del Biondi».

Questa settimana il turno riposo interrompe il suo “momento magico”: teme problemi alla ripresa della corsa?
«Sapevamo che prima o poi la pausa ci sarebbe stata. Malgrado questo noi ci stiamo allenando con la stessa intensità di sempre. Stiamo avendo anche l’opportunità di provare qualche altra situazione con più calma. Per me non c’è nessun problema: la testa è già alla partita con l’Atessa Mario Tano».

Una chiosa proprio sullo scontro diretto della prossima settimana, tra l’altro su un terreno diverso dal vostro.
«Ci stiamo preparando al meglio per affrontarla nel migliore dei modi e per portare a casa i 3 punti. Sarà una partita insidiosa a cui dovremmo essere altrettanto preparati. Siamo pronti ad affrontare partite su terreni di gioco diversi dal nostro, quindi questo non dev’essere né un problema né un alibi: lo sapevamo dall’inizio del campionato».

Il difensore lancianese durante un’amichevole estiva

De Vincentiis: «Questo pubblico è il motivo per cui sono venuto qui»

Il presidente del Lanciano dopo il terzo successo consecutivo: vittoria importante, stiamo lavorando bene. Giudizio positivo sui giovani


«La risposta del pubblico è stata ancora una volta straordinaria: se nella prima partita si era spinti dalla curiosità per un qualcosa di nuovo, con il San Vito si è visto quanto la città ami questi colori e questa squadra»: il presidente del Lanciano Fabio De Vincentiis è raggiante dopo il terzo successo dei rossoneri, ma soprattutto si esalta per la risposta della tifoseria, stimata intorno alle 1.800 presenze per la seconda gara interna stagionale.




«Non è una novità: la vicinanza dei tifosi è uno dei motivi che mi ha maggiormente incentivato a investire nel Lanciano», sottolinea De Vincentiis, «è sicuramente una grandissima soddisfazione vedere lo stadio pieno, anche perché tutto ciò che noi facciamo in settimana è un lavoro destinato a soddisfare e a far gioire i nostri tifosi».




«Col San Vito è arrivata una vittoria importante: il nostro processo di crescita sta trovando la giusta continuità», continua il presidente, «la squadra sta dimostrando il suo valore e lo staff sta lavorando come ci aspettavamo: la partita è stata quasi perfetta, non abbiamo mai subito».




«È difficile parlare di difetti, ma se proprio vogliamo trovare qualcosa di migliorabile diciamo che bisognava essere più concreti sotto porta, soprattutto nel primo tempo», aggiunge De Vincentiis, «va detto però anche che le squadre che ci affrontano giocano tutte la partita della vita dando il 110%, ma alla lunga però si vede l’enorme potenziale fisico, oltre che tecnico, che abbiamo a disposizione: difficile per gli avversari resistere per più di 90’ contro una squadra che, oltre ad avere il Tarquini di turno davanti, si allena 5 volte a settimana col massimo della professionalità».




Il presidente non manca di spendere una parola per i ragazzi aggregati alla prima squadra: «L’esordio dei giovani è un altro dei frutti che stiamo raccogliendo dal grande lavoro che si fa in settimana», afferma il massimo dirigente rossonero, «sia La Morgia sia Vitali sono dei giovani molto promettenti, con grandissimi margini di crescita».

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Scudieri: «Vicinanza dei tifosi stimolo enorme, Lanciano vive di “pane e pallone”»

Il difensore rossonero in sala stampa: se non subiamo gol stiamo facendo bene il nostro lavoro; felice quando i compagni di reparto vanno in rete


Pierluigi Scudieri, cosa pensa della particolare vena realizzativa della difesa accompagnata da una grande impenetrabilità?
«Il nostro mestiere è non prendere gol e lo stiamo facendo bene. Sul fatto di segnare dico che non interessa tanto chi va in rete, quanto portare i 3 punti a casa. Poi ovviamente se a fare gol è un compagno di reparto non possiamo che essere felici per lui».




Una gara corretta, caratterizzata da un po’ di nervosismo nel finale: come commenta i “colpi proibiti” rifilati dal San Vito?
«Certe cose bisognerebbe evitarle, nessuno di noi si vuole fare male. D’altra parte capisco un po’ di nervosismo degli avversari, ma quando si perde è così. L’episodio capita, l’importante è che tutto finisca lì: fa parte del gioco».

Il fermento in città, riscontrato dalla massiccia presenza allo stadio, dimostra un grande attaccamento da parte del tifo rossonero nonostante la categoria. Se lo aspettava?
«Tutti noi siamo venuti a Lanciano pensando di fare tutt’altra categoria. Questo non è accaduto, ma il gruppo si è compattato e ha deciso di rimanere in blocco. La scelta è stata fatta perché questa è una grande piazza, una città che vive di “pane e pallone” e che è stata per un anno senza calcio. Lanciano merita palcoscenici decisamente più alti: lo stadio pieno è la dimostrazione di tutto questo, e sapevamo che avremmo trovato un pubblico vasto ed esigente».




Questo fattore vi trasmette una certa pressione?
«Pressione sì, ma positiva. Qua sei un giocatore 24 ore su 24, e questo ti dà degli stimoli enormi che la domenica ti portano a fare di tutto per non sbagliare e per dare il massimo per questa maglia».

In tre partite oggi avete ricevuto il primo cartellino giallo come squadra. Puntate al raggiungimento del premio disciplina?
«Non è una questione di premi. Il fallo tattico ci può stare, quindi l’ammonizione può arrivare e fa parte del gioco, così come l’espulsione. Le poche sanzioni sono dovute al nostro atteggiamento: noi stiamo sempre “sul pezzo”, e se l’atteggiamento è questo difficilmente si sbaglia».

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Del Grosso: «Importantissimo arrivare alla pausa a punteggio pieno»

L’allenatore del Lanciano dopo la vittoria sul San Vito 83: lavoriamo molto sui calci piazzati e sulla tattica, e stiamo iniziando a raccogliere i frutti

«Abbiamo cambiato un paio di cose che ci hanno permesso di creare più occasioni: il 4-3-3 ha concesso ai tre davanti maggiore mobilità, con più opportunità nell’uno contro uno»: l’allenatore del Lanciano Alessandro Del Grosso, dopo la vittoria sul San Vito 83, esprime soddisfazione per i frutti che ha dato il cambio di modulo, già sperimentato con profitto una settimana fa con il Vasto Marina.

«L’intercambio continuo tra le due ali è qualcosa che è stato provato in maniera approfondita», sottolinea Del Grosso, «non mi piace dare punti di riferimento, e amo sfruttare tutte le risorse a disposizione: una di queste è Cianci, che è abituato a giocare nel 4-3-3, ha una “bella gamba” e sa dare quel cambio di marcia che in certi frangenti è necessario».




«Non è facile sbloccare subito il risultato, anche perché spesso troviamo di fronte a noi squadre ben messe in campo che sanno chiudere gli spazi di manovra», continua il tecnico rossonero, «bisogna essere bravi a mantenere la calma e la pazienza perché prima o poi il gol arriva: sarebbe bello vincere tutte le partite 10-0, ma non è semplice e non lo è in nessuna categoria».

«Quest’estate sono stato presente in tutti gli stage organizzati con la Juniores e gli Allievi», dice poi l’allenatore a proposito dei più giovani aggregati alla prima squadra, «chi mi ha impressionato di più l’ho portati con me, e infatti hanno giocato praticamente tutti tranne il portiere, ma anche lui avrà il suo spazio… ma qui il discorso è differente perché sono due e diventa più difficile alternarli».




Del Grosso elogia Giancristofaro, terzino al debutto da titolare che ha segnato il 2-0: «Voglio fargli i complimenti perché si è fatto trovare pronto: non era facile dato che aveva disputato la sua ultima partita a febbraio».

Contro il San Vito fondamentali sono stati i calci piazzati: «Ultimamente stiamo dedicando quasi un allenamento a settimana alle palle inattive, e infatti abbiamo segnato già 4 gol sugli sviluppi da calcio d’angolo: se andiamo a vedere lo score dalla Serie A in giù, circa il 60-70% di reti arriva da palla inattiva, e noi dobbiamo badare anche a questo».




«È stato importantissimo fare altri 3 punti prima della pausa», chiosa il tecnico rossonero, «era difficile e lo è tutt’ora calarsi nella categoria, in primis per me: i risultati fatti però fanno capire che stiamo lavorando nel modo giusto, anche se siamo ancora molto lontani da quello che io voglio e da quello che tutti vogliamo».

«La risposta del pubblico ci fa enormemente piacere», conclude Del Grosso, «per noi non è facile giocare con l’assillo del gol, ma cerchiamo di essere sempre pronti e reattivi proprio per far vedere loro che ci siamo, che vogliamo ringraziarli per la vicinanza: questo amore nei nostri confronti ci fa capire che anche i tifosi vogliono scoprire qualcosa di bello e di nuovo assieme a noi».

LA PARTITA DEL LANCIANO COL SAN VITO 83
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Tarquini: «Il Lanciano è casa mia, torneremo grandi insieme»

Intervista all’attaccante del Lanciano che è tornato dove ha mosso i primi passi da professionista: la Virtus e la Serie B, i successi ad Avellino e nei dilettanti abruzzesi, fino alla nuova avventura in rossonero per contribuire a riportare la squadra della sua città nei palcoscenici che le competono




Alessandro Tarquini, ripartiamo dagli albori, dall’esordio in “tenera età” con il Lanciano di Riccardo Angelucci. Cosa ricorda di quel giorno?
«La partita era Lanciano-Juve Stabia della stagione 2005-2006 e l’allenatore era Francesco Monaco. Erano gli ultimi minuti e la palla non usciva. Davanti giocava Luca Paponetti che, visto che il gioco non si interrompeva, prese il pallone e lo rinviò fuori per poter permettere il cambio. Ad essere sostituito fu proprio lui. Quando gli diedi il cambio, prima di fare l’ingresso in campo, mi prese in braccio come un bambino. D’altronde avevo solo 16 anni».

In quegli anni fece diversi provini anche per club di categoria superiore, giusto?
«Sì, con Lazio e Cesena. Andarono entrambi a buon fine, ma in entrambi i casi non si trovò l’accordo sul prezzo del cartellino. Poi la Lazio si rifece sotto quando il presidente era Paolo Di Stanislao, ma il sequestro della società a gennaio non permise a me e al portiere Francesco Russo di passare ai biancocelesti».

Il giovane Tarquini in campo al Biondi contro la Cavese nel settembre 2008

Tra i 18 e i 20 anni ha militato nella prima Virtus targata Maio, cosa ricorda di quegli anni?
«Era tutto perfetto, non ci mancava nulla. Regnava la massima professionalità e c’erano tutti i presupposti per fare bene. Io feci diverse presenze, segnando anche un gran gol in Coppa Italia contro il Barletta. Tuttavia non fu la prima rete al Biondi. Quella arrivò l’anno prima, in una serata di Coppa contro la Valle Del Giovenco, sotto la Sud. Indimenticabile».

Poi il prestito all’Avellino in Serie D, ci racconti un po’ questa esperienza.
«Era l’anno zero per gli irpini, che ripartivano dalla Serie D dopo il fallimento. Eravamo una corazzata, e difatti arrivammo in finale play off per poi essere ripescati in Lega Pro. Ricordo con molto affetto la gente di Avellino e quell’annata meravigliosa, anche se non segnai molti gol, dato che quella stagione giocavo da esterno sinistro nel 4-4-2».




L’Avellino ora è in zona play off in Serie B: ha ancora rapporti con qualcuno dei biancoverdi, ex compagni o tifosi?
«Sento ancora l’attuale capitano Angelo D’Angelo. Lui è stato uno dei pilastri della scalata dalla Serie D alla B. Inoltre sono rimasto in contatto con vari tifosi tramite Facebook. Di quell’esperienza porto nel cuore il gol segnato contro la Vigor Lamezia davanti a 8.000 tifosi: un’emozione indescrivibile. Tra l’altro nella Vigor giocava Cosimo Chiricò, con cui due anni dopo avrei condiviso la promozione in B a Lanciano».

Poi il ritorno alla Virtus, culminato appunto con la promozione in Serie B. Cosa ha provato da lancianese in quella stagione?
«A livello personale fu un’annata travagliata per via di un infortunio che mi tenne ai box da gennaio ad aprile. Nonostante questo si respirava un’aria magica, di incredulità assoluta. I play off vinti rimarranno qualcosa di indelebile. Sarei rimasto volentieri in B, anche firmando un contratto al minimo sindacale. Decisero di non contare su di me per via dell’infortunio. Credo che sarebbe stato bello vedere un ragazzo di Lanciano indossare la maglia della propria città nel secondo campionato nazionale, ma evidentemente non tutti la pensavano così».

L’attaccante classe ’89, nell’amichevole estiva col Miglianico

Da Lanciano a Noto, ancora in D. Cosa andò storto in Sicilia?
«Il campionato in verità iniziò molto bene. Ci fu però un cambiamento decisivo in dirigenza: arrivò un nuovo diesse che portò con sé dodici giocatori, e in pratica a gennaio andammo via tutti».

Dopo la breve parentesi siciliana è stato uno dei bomber più prolifici in Eccellenza:, 48 gol in poco più di 3 stagioni, alternate da una parentesi in D a San Nicolò. Questo periodo prolifico è stato chiuso da un brutto infortunio, come si sente ora?
«Sì, 48 gol tra Giulianova, San Nicolò, Vastese e Cupello. Poi mi sono rotto il perone. Ora mi sento meglio, sia mentalmente sia fisicamente. Naturalmente devo convivere con qualche dolore, ma non posso lamentarmi».




Una carriera a livelli importanti, insomma. Quanto è stata dura tornare a Lanciano ripartendo così dal basso?
«Quando abbiamo saputo che avremmo disputato la Prima Categoria non nascondo che tutti noi abbiamo parlato. Il gruppo però era solido ormai. Ci siamo legati molto in estate, nel periodo della preparazione. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di scommettere su noi stessi per fare qualcosa di grande qui, con questa maglia addosso e per questa gente. Io, poi, ho avuto stimoli ancora maggiori: Lanciano è sempre stata la mia casa, sono cresciuto tra le mura del Biondi, e anche solo sentire l’odore dello spogliatoio che ho condiviso per anni con grandi persone, oltre che grandi giocatori, per me è stata una grande emozione. Sono contentissimo della scelta che ho fatto».

Lei è stato tesserato della Virtus per varie stagioni. Ha mai pensato che potesse finire così?
«Assolutamente no. Mai avuta la percezione che sarebbe successo qualcosa di simile. Nessuno, né giocatori né tifosi meritavano di ripartire così dal basso. Ma noi siamo qui per invertire questo trend e per far tornare a parlare di questa città come si faceva fino a qualche anno fa».

Il rigore trasformato da Tarquini contro la Virtus Ortona

 

Lei è venuto qui per un progetto pluriennale, come tutti. Dove intende arrivare con la maglia del Lanciano?
«L’obiettivo è la Serie D nel minor tempo possibile. Un campionato interregionale è il minimo a cui una città come questa possa puntare. Poi bisogna cercare in ogni modo di tornare tra i professionisti».

Quali offerte ha declinato in estate pur di vestire rossonero?
«Cupello, dove sono stato lo scorso anno. E Paterno, ora primo in classifica in Eccellenza. La mia volontà era quella di tornare a Lanciano già da diverso tempo. Non nascondo che è stata dura rifiutare le offerte che mi sono arrivate, ma ho deciso che in certi momenti il cuore conta più del portafogli: era giusto rimettersi in gioco qui, a casa mia».




Vi aspettavate tutto questo calore da parte dei tifosi?
«Siamo rimasti esterrefatti nel vedere 1.500 persone all’esordio al Biondi. Non ce lo aspettavamo assolutamente. Si è visto come questa città sia stata mutilata di uno dei beni più belli che aveva: il calcio. Forse questa mancanza di pallone ha fatto riaffiorare ancora più attaccamento, che è andato al di là della categoria. Ricordo partite di Serie C in cui si arrivava a fatica a mille spettatori. È’ stato bellissimo».

Punta al titolo di capocannoniere? Si è imposto un minimo di gol da mettere a segno?
«Ovviamente ci tengo. Ma gli obiettivi a cui guardo sono quelli della squadra. Bisogna vincere il campionato, e bisogna farlo indipendentemente dai riconoscimenti personali. Non ho mai pensato a traguardi di questo tipo, ma poi i campionati li ho vinti lo stesso e i gol sono arrivati da sé».

L’attaccante lancianese in una recente intervista

L’abbiamo vista giocare in diversi ruoli dalla trequarti in su: ce n’è uno che preferisce particolarmente?
«Mi adatto a giocare ovunque, ma se proprio devo scegliere dico esterno nel 4-3-3».

Si ispira a qualche giocatore in particolare?
«Penso non esista un appassionato di calcio della mia generazione che non abbia sognato una volta di diventare come Ronaldo il fenomeno. Era un giocatore di un altro pianeta, nonostante i mille problemi fisici».




C’è invece un compagno di squadra con cui ha avuto particolare affinità?
«Armando Iaboni a San Nicolò e a Vasto. A San Nicolò io feci 16 gol e lui 29: ci intendevamo a meraviglia. Anche a Vasto facemmo benissimo, nonostante un infortunio che lo tenne fermo per un po’».

Una chiosa sulla partita di domenica contro il San Vito 83?
«Prepariamo la partita come tutte le altre: pensiamo a noi, a restare concentrati per novanta minuti e a fare ciò che ci chiede il mister. Siamo abituati a lavorare così, indipendentemente dall’avversario».

De Vincentiis: «Di Gennaro ha rotto gli equilibri; tifosi fantastici per 90 minuti»

Le dichiarazioni del presidente del Lanciano dopo la vittoria all’Aragona: soddisfazione per le scelte del tecnico e per il pubblico al seguito

Il presidente del Lanciano in sala stampa dopo la gara

Presidente, come commenta questa vittoria all’Aragona?
«Anche oggi abbiamo visto che nessuno regala niente: come nella vita, tutto ciò che si vuole ottenere bisogna guadagnarselo! Il Lanciano ha sudato sette camicie per vincere la partita, e dovrà essere così fino al termine del campionato».




Pure in trasferta grande risposta dei tifosi.
«Il pubblico è stato fantastico fin dal giorno del mio insediamento: ringrazio gli oltre 200 tifosi giunti qui all’Aragona perché sono stati fantastici a sostenere la squadra per tutti i novanta minuti».

De Vincentiis saluta i lancianesi presenti nella curva Tobruk prima della partita

Cosa pensa delle modifiche a partita in corso?
«Il cambio di ruolo di Shipple è qualcosa a cui sono abituato. Conosco il giocatore e so perfettamente che può occupare ogni ruolo sulla catena di sinistra. Oggi era giusto spostarlo leggermente più avanti. Quanto a Di Gennaro direi che non ha bisogno di presentazioni: ha rotto gli equilibri della partita facendo due assist meravigliosi per Sardella che in area è infallibile».




Una chiosa sul futuro?
«Le mie sono sempre grandi ambizioni. Mie come del mio staff: tutti insieme stiamo lavorando per fare qualcosa di grande, e un passo alla volta ce la faremo».

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