Demolito dopo novant’anni il primo stadio di Lanciano

I vecchi gradoni di Villa delle Rose erano stati realizzati tra il 1926 e il 1927 per seguire le partite di calcio: saranno ricostruiti ex novo nell’ambito del progetto del cosiddetto Central Park




A novant’anni dall’inaugurazione vengono demoliti i primi spalti costruiti a Lanciano per assistere a partite di calcio. Nelle scorse settimane sono stati infatti smantellati i gradoni di Villa delle Rose realizzati tra il 1926 e il 1927 per dare alla città uno stadio per il football. Al posto della tribuna storica ne verrà realizzata un’altra nell’ambito del più ampio progetto di ristrutturazione della Pista.

I nuovi gradoni saranno rifatti su sette livelli, alti 50 centimetri l’uno, in pietra di apricena per la seduta e porfido per la camminata. La tribuna rinnovata avrà una lunghezza di circa 160 metri e una capienza di 2.400 spettatori. L’opera costerà 300mila euro, e rispetto ai vecchi spalti sarà lunga circa trenta metri di meno dal lato della ferrovia.

La tribuna della Pista demolita nelle scorse settimane

L’idea generale è quella di prolungare, con un successivo lotto di lavori, corso Trento e Trieste fino all’ex calzificio Torrieri, e in seguito forse smantellare il campo di calcio intitolato a Enrico Esposito per realizzarne uno nuovo in sintetico nel quartiere Santa Rita o a Re di Coppe. In questo modo l’intera area, ribattezzata Central Park frentano, sarebbe destinata solo a parco pubblico e zone per iniziative culturali e spettacoli.

Sarebbe uno stravolgimento completo di uno spazio che per decenni è stato destinato invece alle manifestazioni sportive, con l’anello delle corse per i cavalli che ha spesso ospitato anche corse di moto e biciclette, concorsi ippici e gare di atletica.




Il primo storico campo di calcio di Lanciano è stato questo quando il football, agli inizi del ’900, ha iniziato a diffondersi in Abruzzo. È sul terreno di gioco ricavato all’interno dell’ippodromo che la Virtus ha giocato il suo primo campionato ufficiale nel 1925, e perciò qui si è deciso successivamente di realizzare gli spalti.

Dopo il campionato per ’25 il club lancianese è rimasto inattivo per un paio di stagioni. Con la riorganizzazione della società, il Comune ha provveduto anche a dotare la città di un impianto per il calcio che all’epoca, con il suo ampio anfiteatro, era uno dei più scenografici nella regione.

Gli spalti di Villa delle Rose appena costruiti nel 1927

Il campo rimesso a nuovo e gli spalti vennero inaugurati il 18 maggio del 1927, quando «una dozzina di bravi giovanotti della nostra Società sportiva “Virtus”», come riporta una cronaca de Il Giornale d’Italia, «eseguiva in perfetto costume sportivo una interessante partita di foot-ball alla presenza di numerosi spettatori, fra cui anche signore e signorine, che amano passeggiare nelle tarde ore vespertine nel campo delle corse».

Il terreno di gioco con quei era stato addirittura rifatto in erba, una vera rarità all’epoca in Abruzzo: sempre nello stesso articolo infatti si parla del «nostro bello e spazioso campo sportivo, vasto prato tutto ben livellato, che resta al centro del nostro incantevole Campo delle corse».




Altro articolo sul campo sportivo di Villa delle Rose
La Pista campo principale di Lanciano dopo quasi mezzo secolo

È uscito l’almanacco della Marcianese Lanciano 2016-2017

L’almanacco della Marcianese Lanciano 2016-2017… ad maiora!

Ci scusiamo per il ritardo con il quale diamo alle stampe questa pubblicazione annunciata già qualche settimana fa, e chiudiamo definitivamente la stagione 2016-2017 con un almanacco che ripercorre il campionato della Marcianese. La società era nata come club di contrada nel 2007, e in quest’annata così particolare per il calcio cittadino è stata la prima squadra di Lanciano: le ragioni per le quali la nostra testata ha seguito regolarmente i rossoneri le abbiamo spiegate qualche mese fa in questo articolo.




Sappiamo tutti quanto il salto dalla Serie B alla Prima Categoria sia stato duro. Ognuno ha fatto la sua scelta in questa stagione, che per molti è stata horribilis ma per noi semplicemente particolare. Lancianosport ha scelto di passare dalla tribuna stampa del Biondi al baldacchino della Pista, e di appassionarsi ai ragazzi della Marcianese perché, bene o male, si sono presi l’onore e l’onere di portare il fardello di prima squadra cittadina. Inoltre, in collaborazione con l’associazione Lanciano Rossonera, sono diventati la pietra miliare sulla quale poggiare la rinascita cedendo il titolo sportivo.

Ironia di un anno fa: maglietta «Lancianesi» corretta in «Marcianesi» dopo il forfait Virtus

Noi l’abbiamo vista così, serenamente, senza acredine verso chicchessia. E in ogni caso siamo convinti che sia giunto il momento di stare di nuovo tutti sotto la stessa bandiera per vedere Lanciano ripartire più forte di prima. Il passato è passato, e per la città col cuore rossonero è il momento di guardare al futuro, con la speranza che il nuovo corso del presidente Fabio De Vincentiis dia i frutti sperati.




E mentre aspettiamo con ansia che l’avventura del Lanciano 1920 decolli, diamo alle stampe questo fascicoletto a colori in formato A4 di 28 pagine più copertina in cartoncino, che raccoglie tutti gli articoli sulle partite della Marcianese pubblicati sul sito, parzialmente rivisti e corredati con foto, statistiche della squadra, tutti i risultati del campionato, classifiche generale e marcatori.

La prima partita casalinga della Marcianese alla Pista col Trigno Celenza

È una testimonianza di quest’annata particolare, oltre che un omaggio ai ragazzi che hanno indossato la nostra maglia rossonera, e a tutti quei tifosi che vorranno ricordarsi (perché no?) con un pizzico d’orgoglio di quando la Marcianese è stata la prima squadra di Lanciano… e che per questo resteranno sempre un po’ Marciafans!

Più vite di un gatto: i fallimenti e le rinascite del calcio lancianese

La prima volta fu nel lontano 1925, quando la Virtus, appena affiliata al neocostituito comitato regionale della Figc, gettò la spugna al termine del Campionato Abruzzese di Qualificazione. E non fu l’ultima, perché la squadra di Lanciano da allora è fallita complessivamente la bellezza di undici volte: più delle proverbiali nove vite dei gatti!




Sono state débâcle più o meno dure da digerire, quasi sempre maturate per motivi essenzialmente economici. Spesso la squadra è semplicemente ripartita da una categoria inferiore, in altre occasioni è addirittura seguita l’inattività; nel 2008 il fallimento “in corsa” ha permesso di conservare la categoria, mentre un anno fa c’è stato il salto all’indietro più lungo e amaro che si ricordi. Ma sempre, come sta accadendo in questi giorni, la Lanciano calcistica ha saputo rialzarsi.

1 / 1925. Non fu un grandissimo campionato quello del debutto dei rossoneri nelle competizioni federali. In Abruzzo il football muoveva i primi passi, e nonostante il gioco a Lanciano si praticasse fin da inizio secolo, la formazione frentana non brillò nel proprio girone. Il club fondato nel 1920 era stato da poco ricompattato dopo la scissione del 1921, e la presidenza era affidata al preside del liceo ginnasio, Francesco Milano. Quella Virtus, carente per organizzazione e per mezzi finanziari, già nel 1926 rinunciò a partecipare al nuovo campionato organizzato in Abruzzo.

La Virtus Lanciano che nel 1925 debutta in un campionato ufficiale

2 / 1930. Nel giro di un paio d’anni la Virtus rinasce più forte di prima, tant’è che nel 1929-30 è la prima squadra d’Abruzzo, l’unica che partecipa a una competizione interregionale, ed è inserita nel girone meridionale della Prima Divisione, terzo livello del calcio italiano nella stagione in cui nascono Serie A e B a girone unico. Il prestigio è grande, ma è anche enorme lo sforzo economico in una città dove le industrie principali già avvertono forti segnali di crisi: nel gennaio del 1930 inizia l’agonia della Virtus che, abbandonata anche dalle istituzioni, si ritira prima di giocare le ultime due giornate di campionato.




3/1931. Negli anni ’30 Lanciano fa fatica a riorganizzare una società di calcio degna del suo recente passato. Nella stagione 1930-31, sotto la guida dei vertici del fascismo cittadino, nasce il Gruppo Sportivo Duilio D’Autilio. La squadra, che scende in campo in maglia azzurra, non sfigura nel torneo di Terza Divisione Abruzzese, tanto che alla fine si piazza al terzo posto. A fine anno però Lanciano è di nuovo senza squadra.




4 / 1934. Per ben due stagioni gli sportivi locali non riescono a iscrivere una squadra alle competizioni federali. Ci si riesce finalmente nel maggio del 1933, quando viene fondata l’Associazione Sportiva Lanciano. Il redivivo undici frentano, che stavolta sceglie di indossare una divisa granata, è addirittura meno longevo degli azzurri della D’Autilio: si ritira alla nona giornata, e a fine stagione dichiara la propria inattività.

Amichevole precampionato della Duilio D’Autilio nel novembre del 1930 a Villa delle Rose

5 / 1941. La successiva riorganizzazione del calcio cittadino è ancora più faticosa: bisogna aspettare il 1937-38 per rivedere Lanciano nei ranghi della Figc, rappresentata dal locale Fascio Giovanile di Combattimento, che si affilia alla federazione e diventa successivamente Associazione Calcistica Lanciano. In due anni il club guidato dal presidente Alberto D’Alessandro, che ha ripreso i colori rossoneri, riconquista la terza serie nazionale. Dopo il campionato di Serie C 1940-41, nonostante la salvezza sul campo, la società è purtroppo costretta alla rinuncia per problemi economici.

6 / 1942. Il testimone viene presto raccolto dall’Associazione Calcistica Frentana di Tommaso Maiorini, che in maglia gialloblù subito si impone nel campionato regionale di Prima Divisione e conquista la promozione in Serie C. La gioia sportiva, con la guerra ormai in casa, dura appena un’estate, perché la squadra di Lanciano non si iscrive all’ultimo campionato di Serie C messo in cantiere in Italia prima della sospensione dell’attività calcistica per cause belliche. A condizionare la Frentana, sono inoltre le chiamate alle armi dei suoi giocatori.




7 / 1945. Subito la guerra, l’attività calcistica nella nostra regione riprende con il Campionato Abruzzese Misto. Maiorini si fa di nuovo carico di affiliare un club alla Figc, che stavolta è l’Associazione Calcio Lanciano. Purtroppo pure in questa occasione la vita del club lancianese è effimera, e la società resta così fuori dai campionati che, nel 1945-46, la Federazioni rinizia con fatica a strutturare nella classica piramide che comporta promozioni e retrocessioni.

Una formazione della Frentana, subito vittoriosa ma presto costretta al forfait

8 / 1959. Dopo una stagione di inattività rinasce la Virtus, che si fa onore tra la divisione abruzzese e quella interregionale che viene creata tra Serie C e campionati regionali. I primi anni ’50 sono anni di grande furore sportivo a Lanciano: i rossoneri conquistano finalmente l’ammissione in Quarta Serie nel 1956, ma dopo un periodo di grandi sforzi economici, la nuova Virtus getta la spugna nel 1959, concludendo con la retrocessione il campionato regionale 1957-58 giocato con una squadra di giovanissimi.




9 / 1992. Dalle ceneri della Virtus nasce la Pro Lanciano, che praticamente è la denominazione acquisita dal Borgo Lanciano. La squadra con questo nome riconquista la Serie D nel 1968, e per diverse stagioni lotta fino all’ultimo per salire in C. Nel 1977, nello stesso anno in cui scompare il “Pro”, Lanciano viene ammesso in Serie C2, categoria nella quale passa buona parte degli anni ‘80 fino al nuovo fallimento. La società, economicamente disastrata, conclude la stagione all’ultimo posto e non si iscrive al Campionato Nazionale Dilettanti 1992-1993.




10 / 2008. A rappresentare la città dal 1992 è il Lanciano 90, che parte dalla Promozione e si assesta tra Cnd ed Eccellenza. Nel 1997, con il ritorno al timone di Ezio Angelucci (e il cambio di nome in SS Lanciano), inizia la scalata verso la C1: nel 2001 Lanciano, dopo oltre mezzo secolo rimette piede nella terza serie nazionale. Con passaggio del club a Paolo di Stanislao nel 2006, matura il fallimento del 2008, che però a campionato in corso vede subentrare l’arrivo dei Maio, che rilevano il club rispolverando la storica denominazione Virtus e conquistando un’inaspettata promozione in Serie B nel 2012.

La Virtus Lanciano in Serie B: Falcinelli in azione contro il Padova

11 / 2016. È il tonfo più doloroso e improvviso nella storia del calcio lancianese. Nonostante le tante avvisaglie, subito dopo la retrocessione dalla Serie B i vertici societari assicurano l’iscrizione della squadra in Lega Pro. Per questo a fine giugno la scomparsa del club dal calcio professionistico, con la Virtus che si riduce al solo settore giovanile, è un fulmine a ciel sereno. A Lanciano non resta che affidarsi alla Marcianese, club di Prima Categoria che rappresenta la prima squadra cittadina nella stagione 2016-17, e che mette a disposizione il proprio titolo sportivo per far nascere il Lanciano Calcio 1920, sul quale i tifosi rossoneri ripongono le proprie speranze.

Cinque anni dopo: dove sono i rossoneri in campo nella mitica finale di Trapani?

Il 10 giugno di cinque anni fa Lanciano vinceva a Trapani la finale dei play off conquistando per la prima volta nella sua storia il diritto a partecipare al campionato di Serie B. Ricordate la formazione di quella Virtus? Tra chi è ancora in B, chi ha giocato o sta ancora giocando i play off di Lega Pro, e chi ha vinto un campionato dilettantistico, ecco dove sono finiti, e cosa hanno fatto, coloro che quel giorno sono scesi in campo e il loro allenatore.




VINCENZO ARIDITÀ: Con la promozione in Serie B ha perso la maglia da titolare, ma è ugualmente rimasto in rossonero fino alla scorsa stagione. Nell’ottobre 2016 si è accasato alla Sambenedettese, nel girone B di Lega Pro, e ha giocato 22 partite con la squadra che è stata poi eliminata al primo turno dei play off dal Lecce. Con lui in rosa c’erano altri tre ex Virtus: Armin Bačinovič (da gennaio), Nicolas Di Filippo e Stefano Ferrario; se resta anche l’anno prossimo, avrà come allenatore Francesco Moriero.

ANTONIO AQUILANTI: Promosso capitano in seguito all’addio di Mammarella, dopo il forfait della Virtus a luglio ha firmato per il Feralpisalò. Aquila nel campionato da poco finito ha disputato 32 gare (due delle quali da capitano), e la sua squadra ha finito all’ottavo posto, qualificandosi ai play off dove è stata eliminata dalla Reggiana al primo turno.

CARLO MAMMARELLA: Il suo è stato uno degli addii più dolorosi dell’infruttuosa rivoluzione di gennaio. Il capitano rossonero è passato dalla Virtus alla Pro Vercelli, dove ha raggiunto per due stagioni la salvezza in Serie B. Quest’anno, diventato capitano anche delle bianche casacche, ha collezionato 29 presenze e 1 gol (decisivo per la salvezza a fine campionato, quando è rientrato dopo un paio di mesi di infortunio). Con lui a Vercelli c’erano gli ex rossoneri Gianmario Comi e Umberto Germano.




ROBERTO D’AVERSA: Dopo il primo anno di B è stato in rossonero come dirigente e quindi come allenatore. Esonerato nel gennaio 2016, è rimasto alla finestra fino a dicembre, quando è stato chiamato sulla panchina dell’ambizioso Parma, nel girone B di Lega Pro, in seguito all’esonero di Luigi Apolloni. Ha preso la formazione gialloblù sesta in classifica e ha concluso il campionato al secondo posto; nei play off è arrivato alla final four che si gioca dal 13 al 17 giugno a Firenze.

dal 41’ st FABRIZIO PAGHERA: Anche lui ha lasciato Lanciano nel gennaio 2016: con il mercato invernale è passato all’Avellino. Nella sua seconda stagione in Irpinia ha collezionato 27 presenze in campionato, 24 delle quali da titolare. L’Avellino ha concluso al 14esimo posto, con 6 punti in più della quartultima che è retrocessa senza play out.

LEONARDO MASSONI: Dopo il prestito alla Virtus è rientrato al Sassuolo, ma in B non ha mai giocato e a gennaio si è trasferito in Lega Pro al Perugia, dove nel 2013-2014 ha vinto il campionato con Andrea Camplone allenatore. Nel 2014-2015 è rimasto in C iniziando la stagione al Monza e passando alla Carrarese a gennaio, dove quest’anno ha giocato 32 partite (6 delle quali da capitano). Ai play out la sua squadra si è salvata ai danni della Lupa Roma.

FEDERICO AMENTA: Dopo la mancata iscrizione della Virtus, a luglio è stato ingaggiato dalla Juve Stabia, nel girone C di Lega Pro. Quella con le vespe non è stata però un’esperienza felice per l’ex rossonero, che ha giocato solo quattro partite a inizio campionato, e a dicembre ha rescisso il contratto di comune accordo con la società.




VINCENZO SARNO: È salito in B con la Virtus, ma dopo la promozione ha preso la strada di Reggio Calabria, dove ha giocato un anno tra i cadetti prima di tornare a vincere il campionato di Lega Pro con la Virtus Entella. Dal 2014-2015 è al Foggia, quest’anno vincitore del girone C di Lega Pro (ha contribuito con 30 presenze e 8 reti) e della Supercoppa di Lega Pro. Ha avuto come compagni di squadra Enrico Guarna e Cosimo Chiricò.

dal 25’ st GIORGIO CAPECE: Dopo la promozione in B con la Virtus, è rimasto tra i cadetti con l’Ascoli, club dal quale era in prestito. Retrocesso con i bianconeri, è stato ad Ascoli anche in Lega Pro, per poi passare a Spal, Arezzo e infine Cosenza nel girone C di Lega Pro, dove quest’anno ha totalizzato 21 presenze (11 da titolare). I calabresi ai play off, nei quali Capece non ha mai giocato, sono stati eliminati dal Pordenone ai quarti.

GAETANO VASTOLA: In seguito al forfait della Virtus, ad agosto si è accasato al Racing Roma, nuova denominazione del club che l’anno precedente aveva sede ad Ardea e aveva “gestito” la Berretti virtussina. La formazione romana si è piazzata all’ultimo posto nel girone A di Lega Pro, retrocedendo così in Serie D. Vastola ha giocato 37 partite, tutte da titolare, ricevendo una sola sostituzione.

LEONARDO PAVOLETTI: Conquistata la Serie B, è rientrato a Sassuolo, collezionando 33 presenze e segnando 11 reti con la squadra che ha vinto il campionato di B. Poi è stato girato al Varese (24 gol in una stagione compresi play out di B) e, prima di cederlo definitivamente, il Sassuolo lo ha fatto esordire in A. È andato al Genoa nel gennaio 2015 (44 partite e 23 gol), e a gennaio è stato venduto al Napoli.





ALESSANDRO VOLPE: Ha lasciato la Virtus dopo un anno di Serie B, quando è tornato in Lega Pro per giocare nella Salernitana; a gennaio 2015 è passato al Grosseto e quindi alla Lupa Castelli Romani e alla Lupa Roma. Nel novembre scorso è stato tesserato dall’Sff Atletico, club romano che ha vinto il girone A dell’Eccellenza laziale.

MANUEL TURCHI: È l’unico, tra quanti erano scesi in campo a Trapani, ad aver appeso le scarpe al chiodo in questa stagione. È però rimasto nella Virtus, che sta continuando l’attività nel settore giovanile, con ruolo dirigenziale.

dal 38’ st SALVATORE MARGARITA: Dopo Lanciano, l’Ascoli lo ha girato in prestito in Seconda Divisione di Lega Pro, prima al Venezia e poi al Sorrento. Ha lasciato definitivamente il club bianconero con una presenza in Lega Pro due anni fa, e si è accasato quindi in Serie D, prima al Monticelli (salvo ai play out nel girone con le abruzzesi) e quest’anno alla Fermana, che ha vinto il girone F: Margarita ha giocato 19 partite (15 da titolare) e segnato 3 gol.

allenatore CARMINE GAUTIERI: Il tecnico della promozione in B non è stato fortunatissimo dopo la salvezza con la Virtus nel primo anno tra i cadetti. I tifosi rossoneri lo hanno ritrovato da avversario sulle panchine di Varese, Livorno e Latina. Quest’anno a gennaio è stato ingaggiato dalla Ternana, ma dopo la vittoria al debutto ha infilato sei sconfitte di fila che hanno portato al suo esonero a marzo.




Guido Biondi tra i 50 volti storici del calcio catanese che compariranno sul Cibali





Avrà il posto d’onore di fianco allo storico presidente catanese Angelo Massimino: il calciatore lancianese Guido Biondi, scomparso nel 1999 a 47 anni, è uno dei cinquanta volti che comparirà sul murales che coprirà l’intero perimetro esterno dello stadio di Catania. L’opera, intitolata «50 volti per il Cibali», sarà realizzata tra Curva Sud e Tribuna B dall’artista Andrea Marusic.

Il bozzetto del murales da realizzare al Cibali con Biondi vicino a Massimino

È la seconda volta che Guido Biondi, al quale dal 2001 è stato intitolato lo stadio di Lanciano, compare su un murales: il suo viso è stato infatti già riprodotto dall’artista campobassana Laura Luvi Fratangelo nell’area del vecchio stadio del capoluogo molisano, insieme ad altri calciatori che hanno fatto la storia del Campobasso.




Biondi, unico giocatore lancianese a militare in Serie A, dopo le giovanili con la maglia della Pro Lanciano, ha esordito nella massima divisione nazionale proprio con il Catania, dove ha militato dal 1969 al 1972 e dal 1973 al 1976, collezionando oltre cento presenze con il club rossoazzurro.

Il murales che raffigura il calciatore lancianese sul vecchio stadio di Campobasso

Dal 1924 al 1920: Lanciano riscopre la data di fondazione del primo club ufficiale





Il nome della nuova squadra di Lanciano sarà accompagnato da una data che potrà spiazzare chi ha seguito i rossoneri negli ultimi anni: il «1920» prende infatti il posto del «1924» che ha accompagnato la rediviva Virtus dal 2008 in poi. In realtà si tratta più che altro di una correzione, in quanto quel «1924» non era la data della fondazione originaria della Virtus, che invece ha visto la luce nel marzo del «1920».

La testata del giornale che nel 1920 annuncia la fondazione del Circolo Sportivo

Quel «1924» probabilmente era stato dettato da un errore di interpretazione o qualcosa di simile, con l’attenuante che, quando nel 2008 si decise di rispolverare il nome storico della squadra di Lanciano, non erano state ancora fatte ricerche approfondite. Del resto gli stessi proprietari della Virtus non sono mai stati grandi appassionati di storia patria calcistica.




Oggi invece sappiamo con certezza che nel 1924, per ragioni politiche, c’era stata solo una “ricompattazione” delle varie anime della Lanciano sportiva, in precedenza separate da una scissione che, sempre per ragioni politiche, aveva causato la fuoriuscita di un cospicuo numero di soci dal Circolo Sportivo Virtus fondato nel 1920.

La carta intestata della Virtus Lanciano nel 1954 fa risalire la nascita del club al 1920

Tra l’altro nel corso degli anni ’20, nonostante la continuità di uomini e di intenti, il club ha “subito” diversi aggiustamenti del nome: il «Circolo Sportivo Virtus» delle origini è diventato «Unione Sportiva Virtus» nel succitato 1924, per poi passare a «137esima Legione Mvsn Monte Majella – Gruppo Sportivo Virtus» dal 1927, quando la milizia fascista prende il controllo diretto del club, e quindi «Società Sportiva Virtus» nel 1929 quando, almeno formalmente, la squadra di calcio viene slegata dalla Milizia.




Ad ogni modo, cambi di denominazione a parte, il 1920 resta la data fatidica della posa della pietra miliare: sicuramente già una dozzina di anni prima in città si giocava a foot-ball, ma è allora che a Lanciano nasce finalmente una società strutturata e caratterizzata dai crismi dell’ufficialità, con tanto di statuto e assegnazione di finanziamenti ministeriali e comunali per le proprie attività.

Il 1920 come data di fondazione del sodalizio rossonero sull’album album Panini 1980-81

I contemporanei erano ben coscienti di quella data di nascita: il barone Rino Cocco, presidente virtussino nel 1929-30, in un’intervista al Giornale d’Abruzzi e Molise alla vigilia del campionato dice che «fra le società sportive abruzzesi, la nostra, dal 1920, ha affrontato dure battaglie». Negli anni ’50 sulla carta intestata della Virtus viene riportato come anno di fondazione il 1920, stessa data che compare le prime volte in cui lo scudo rossonero viene riprodotto sugli album delle figurine Panini.

I precedenti tra rossoneri e gialloverdi: l’Ortona non ha mai vinto a Lanciano

Quella tra le principali squadre di Lanciano e Ortona è stata una sfida di cartello del calcio abruzzese soprattutto nella prima metà negli anni ’50, quando entrambe le formazioni lottavano nel torneo regionale di Promozione per l’accesso in Quarta Serie. I rossoneri ci riuscirono nel 1956 e i gialloverdi nella stagione successiva, inaugurando così quell’epoca d’oro del calcio ortonese culminata con la promozione in Serie C nel 1958.

I club delle due città della Frentania hanno comunque partecipato 30 volte allo stesso campionato, la prima delle quali nella divisione regionale 1939-40, oltre a essersi affrontati, per ovvie ragioni di prossimità, anche numerose volte in amichevole.

Giocatori e tifosi rossoneri tornano da un’amichevole a Ortona nel marzo del 1938

Il bilancio delle sfide di campionato vede decisamente in vantaggio Lanciano con 16 successi contro i 6 dei rivali. Il primo acuto ortonese è arrivato solo nel 1954, tra le mura amiche come tutte le vittorie dei gialloverdi, che quindi non hanno mai espugnato finora il campo avverso. La vittoria più larga dei rossoneri è stato lo 0-5 con cui la Pro Lanciano si è affermata in trasferta nel 1967-68; l’Ortona ha vinto al massimo 3-1: nel 1954-55 e nel 1959-60.

La maggior parte degli incontri contro gli ortonesi la squadra di Lanciano li ha ospitati al campo del Littorio-della Vittoria, dove le due formazioni si sono incrociate 11 volte; dopo l’inizio dei lavori per la costruzione del tribunale, l’Ortona ha affrontato 3 volte la Pro Lanciano a Villa delle Rose, mentre solo nel 1998-99 Lanciano-Ortona si è giocato all’attuale Biondi, allora ancora Cinque Pini.

La Virtus Lanciano in campo a Ortona nella stagione 1953-54

Quasi tutti i precedenti tra rossoneri e gialloverdi si sono svolti nel massimo torneo regionale, che nel corso degli anni si è chiamato Prima Divisione, Promozione e Prima Categoria, mentre solo 2 volte il “derby frentano” è valso per un torneo interregionale (Quarta Serie 1957-58 e Cnd 1998-99).

Nel “testa a testa” con Ortona solitamente Lanciano ha avuto la meglio: quando si sono ritrovati nello stesso torneo, i rossoneri sono arrivati 12 volte su 15 davanti ai rivali, e tra queste in 4 occasioni a fine stagione hanno festeggiato il diritto a passare nella categoria superiore (due volte in Serie C, una in Quarta Serie e una in C2); nelle 3 volte che Ortona ha preceduto i rossoneri in classifica, in 2 occasioni ha conquistato la promozione (una in Serie C e una in Serie D).

La Pro Lanciano 1967-68 che fa registrare il successo con lo scarto più ampio sui gialloverdi

Il capocannoniere delle sfide tra Lanciano e Ortona è Enrico Esposito, che tra il 1964 e il 1968 ha segnato 5 reti in 4 diverse partite. Dall’altro lato i migliori marcatori ortonesi sono stati Nicola Ranieri e Tommaso Francescucci, entrambi con 3 gol: il primo le ha fatte tra il 1955 e il 1960, il secondo tra il 1960 e il 1966.

Miglior marcatore in una solo partita è stato Giuseppe Baccilieri, allenatore-giocatore dei rossoneri che nella gara di andata vinta 4-1 nel 1939-40 ha realizzato una tripletta. In quello stesso campionato la gara vinta 0-1 dal Lanciano al ritorno fu decisa da Alfredo Simoncini, centravanti che, con il gol siglato con la maglia dell’Ortona nel 1941-42, è l’unico ad essere andato in rete con entrambe le squadre nelle sfide tra lancianesi e gialloverdi.

Da Romano a Pupillo: i grandi ex del passato in rossonero e gialloverde

L’elenco dei giocatori importanti che hanno difeso i colori sia di Lanciano sia di Ortona comincia con un paio di pionieri del foot-ball abruzzese: gli ortonesi Francesco Paolo Romano e Dario Colaiezzi giocano infatti su entrambe le sponde con le prime squadre di calcio che sorgono negli anni ’20 nelle due città.

Romano e Colaiezzi fanno naturalmente parte delle compagini allestite a Ortona a metà del decennio. Nel 1925 però, quando la Virtus Lanciano si affilia alla Figc e si iscrive al Campionato Abruzzese di Qualificazione, vengono arruolati nella truppa rossonera, perché gli ortonesi non partecipano alla competizione. Entrambi mediani, tra loro il più forte è sicuramente Romano, al quale nella Virtus viene affidato il delicato ruolo di centromediano, mentre quando gioca nell’undici di Ortona è il capitano.

La virtus Lanciano 1925 con Romano e Colaiezzi, primo e secondo da destra al centro

A ridosso della guerra a firmare il primo successo della storia gialloverde è un mito dello sport rossonero, Giuseppe Baccilieri. Reduce dalle promozioni in Serie C prima col Rimini e poi col Lanciano, nel 1940-41 Baccilieri fa il tris a Ortona, anche qui ingaggiato con il duplice ruolo di allenatore-giocatore. Dopo la vittoria però Ortona sarà costretta a rinunciare al campionato nella categoria superiore per motivi economici.

Baccilieri in seguito si trasferisce a Potenza, dove porta con sé il centravanti Rocco Borromeo. Ortonese classe 1924, Borromeo torna con Baccilieri a Lanciano nel 1944 per partecipare al primo torneo rionale del Dopoguerra, e milita nel Lanciano che si iscrive al Campionato Abruzzese Misto 1944-45; la Virtus lo corteggia, senza fortuna, quando nel 1947 torna in Serie C.

L’Ortona 1940-41: al centro in ultima fila Baccilieri, e alla sua sinistra Borromeo

Con Borromeo i tifosi rossoneri avranno a che fare di nuovo nel 1951, quando è al centro di uno storico scandalo del calcio abruzzese e gioca a Vasto: insieme al portiere Luigi Leonelli viene corrotto da alcuni emissari del Chieti per favorire la vittoria dei neroverdi all’Aragona. L’inchiesta della Lega porta alla squalifica dei due, oltre alla retrocessione del Chieti all’ultimo posto, ma la sentenza viene annullata dalla Caf a campionato finito, e la riabilitazione del Chieti costringe Virtus e Vastese a uno spareggio per non retrocedere che vede soccombere i rossoneri.

Negli anni ’50 il grande doppio ex è invece Walter Pupillo, terzino che ha già vinto il campionato con Pescara, Sulmona e Teramo; nel 1955-56 lo vince con la Virtus, e poi passa all’Ortona, dove nel 1957-58 è trai protagonisti della promozione in Serie C, traguardo al quale anche questa volta Ortona è costretta a rinunciare per problemi economici.

Pupillo è al centro nella fila degli accosciati nell’Ortona 1957-58

Nel campionato Ulic 1932 le prime sfide tra Lanciano e Ortona

Le squadre di Dopolavoro Lanciano e Ortona insieme prima della partita alla Pista

Le prime sfide ufficiali tra squadre di calcio di Lanciano e Ortona risalgono al 1932, ma non si giocano nell’ambito della Figc, bensì dell’Ulic, l’Unione Libera Italiana del Calcio fondata nel 1917 e indipendente sino al 1927, ma all’epoca ormai inquadrata nelle strutture federali.

Nel 1931-32 alla Seconda Divisione, competizione regionale gestita dal Direttorio abruzzese della Figc, si iscrivono appena sei club. Tra questi non c’è Lanciano che, nonostante abbia annunciato la propria adesione, non riesce ad allestire la squadra. Così, come in altre zone d’Abruzzi e Molise, si organizza un comitato uliciano per lo svolgimento di un torneo locale.

I campionati dell’Ulic comportano spese minori sia per l’iscrizione sia per gli spostamenti, in quanto si svolgono in un ambito territoriale ristretto e in un arco di tempo minore. Quello frentano tuttavia, a differenza della maggior parte dei tornei uliciani abruzzesi che hanno luogo in estate, inizia già a marzo e va avanti fino a luglio.

L’undici del Fascio Giovanile di Combattimento che partecipa al campionato Ulic del 1932

Ai nastri di partenza sono tre le formazioni lancianesi: Fascio Giovanile di Combattimento, Società Sportiva Arte Bianca che dopo l’iscrizione diventa Gruppo Sportivo Dopolavoro, e Unione Sportiva Pro Italia. Da fuori città arrivano Unione Sportiva Sanvitese che fa riferimento all’Opera Nazionale Dopolavoro di San Vito Marina, Unione Sportiva Orsognese, Unione Sportiva Guardiese e, appunto, la Società Sportiva Pantaleone Rapino di Ortona a Mare.

Le partite a Lanciano si giocano ancora a Villa delle Rose, in quanto il campo del Littorio viene utilizzato dal 1933. Alla Pista gli ortonesi vengono battuti dalla Pro Italia e dai dopolavoristi, mentre pareggiano con il Fascio Giovanile. Di contro la Pantaleone Rapino tra le mura amiche si impone su tutte e tre le lancianesi, anche se con il Fascio Giovanile vince a tavolino per forfait.

Un’immagine della gara tra Pantaleone Rapino e dopolavoristi lancianesi a Villa delle Rose

Ad aggiudicarsi la vittoria, tra l’altro con qualche giornata d’anticipo, sono i dopolavoristi lancianesi, alle cui spalle si piazza la Pantaleone Rapino. Da notare che nessuna squadra di Lanciano veste i colori rossoneri: il Dopolavoro utilizza maglia blu con banda orizzontale gialla, la Pro Italia è rossoblù, e il Fascio Giovanile sceglie il giallo e rosso in quanto colori di Roma.

L’esperienza dell’Ulic lancianese finisce con questo campionato, caratterizzato dai ritiri di San Vito e Orsogna, e praticamente anche del Fascio Giovanile che non gioca le ultime partite, oltre che da diversi episodi di violenza che coinvolgono sia giocatori sia tifosi. Ad ogni modo per gli ortonesi il torneo uliciano rappresenta una sorta di prova generale per l’esordio nella Figc, che avviene con la partecipazione della Pantaleone Rapino alla Seconda Divisione 1932-33, alla quale invece mancherà di nuovo Lanciano, che ancora fatica a riorganizzarsi dopo il fallimento della Virtus e l’esperienza estemporanea della Duilio D’Autilio.

I calciatori della Pro Italia posano con amici e simpatizzanti

Quella volta che il pareggio del portiere in zona Cesarini il Lanciano lo subì

L’Anagni Fontana con il portiere-goleador Luchetti

L’Anagni Fontana con il portiere-goleador Luchetti

Un portiere che segna, come domenica scorsa a Guastameroli, fa sicuramente più notizia di un centravanti, e probabilmente aumenta anche l’amarezza di incassare il pareggio a partita quasi finita. Lo ricorda bene chi seguiva i rossoneri a metà anni ’90, quando la formazione allenata da Gildo Valle dovette fare i conti con Loris Luchetti, estremo difensore dell’Anagni Fontana che in pieno recupero costrinse i frentani al pareggio.

L’episodio sarà tornato in mente a diversi protagonisti di questa stagione di Prima Categoria, come ed esempio Pierpaolo La Barba, oggi estremo difensore dell’Ortona capolista e prossimo ospite della Marcianese, che incassò la rete di Luchetti. Nonostante la capitalozione finale, la cronaca del quotidiano Il Centro di quel giorno indica proprio La Barba come migliore in campo, «protagonista di almeno tre o quattro interventi decisivi».

Luchetti racconta il gol in un’intervista a tg24.info