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Coppa Italia, ecco il tabellone: Lanciano debutta in casa della Virtus Cupello




Il primo impegno ufficiale del Lanciano sarà in Coppa Italia il 25 agosto in casa della Virtus Cupello, mentre il primo settembre è in programma il ritorno al Biondi. La Figc Abruzzo ha pubblicato oggi il calendario della competizione, che terminerà con la finale in gara unica in campo neutro mercoledì 12 febbraio.




Se i rossoneri passano il turno, se la vedranno con la vincente di Torrese-Il Delfino Flacco Porto mercoledì 9 ottobre e mercoledì 13 dicembre. Nell’eventuale semifinale invece i frentani affronteranno chi uscirà vincente dal triangolare al quale accedono le vincenti delle sfide Capistrello-Angizia Luco, Spoltore-Curi Angolana e Paterno-Nerostellati.




TUTTE LE PARTITE DEL PRIMO TURNO
domenica 25 agosto

Capistrello-Angizia Luco
Nereto-Alba Adriatica
Paterno-Nerostellati Pratola
Penne-Acquaesapone Montesilvano
Pontevomano-Castelnuovo Vomano
Sambuceto-Bacigalupo Vasto Marina
Spoltore-Renato Curi Angolana
Torrese-Il Delfino Flacco Porto
Virtus Cupello-Lanciano

Quando Lanciano la spuntò su mister Garbutt, mito del Genoa e del calcio italiano

Il secondo incontro di Coppa Italia propone alla tifoseria rossonera un’altra sfida inedita per quanto riguarda le partite ufficiali, perché il Genoa ha affrontato la Virtus solo in amichevole, nell’agosto 2012 a Castel di Sangro. Ma al pari di quella con l’Alessandria, anche questa partita evoca momenti memorabili della nostra storia calcistica. Infatti, anche se le due squadre non si sono mai incrociate in campionato, Lanciano ha comunque avuto modo di confrontarsi con uno dei miti del calcio genoano e non solo: William Garbutt. Il tecnico inglese, che come pochi rivoluzionò il football italiano nell’Anteguerra, ha infatti trascorso un anno da allenatore in Abruzzo.

Correva la stagione 1941-42, e Garbutt era da poco al confino a Orsogna. La presenza del trainer che aveva vinto tre titoli nazionali col Genoa, e che tra l’altro aveva inaugurato l’uso sportivo della parola mister, stimolò gli orsognesi ad affiliare per la prima volta il proprio undici alla Figc. Nonostante non potesse comparire ufficialmente, fu Garbutt a scegliere i giocatori, tra i quali due dei giovani lancianesi più promettenti, Domenico Carnevale e Mario Volpe. Era lui a disporre la formazione in campo e a dirigere gli allenamenti. Orsogna si iscrisse al campionato di Prima Divisione, come si chiamava allora il torneo regionale dal quale si accedeva in Serie C, categoria alla quale l’Ac Lanciano aveva appena rinunciato.
William Garbutt

L’eredità dei rossoneri venne raccolta dalla Società Calcistica Frentana guidata dal presidente Tommaso Maiorini. La Frentana, che scelse come colori sociali il giallo e il blu del gonfalone cittadino, pure si iscrisse al torneo abruzzese. Come tecnico ingaggiò Dario Compiani, ex portiere del Milan, da poco in panchina, ma conosciuto nella zona in quanto aveva già guadagnato la promozione in Serie C con il Giulianova e, proprio l’anno precedente, aveva lottato fino alla fine per quella in B alla guida del Teramo.

Forte di uno dei miglior allenatori che lavoravano in Italia, nonché rinforzato da calciatori di primo livello in ambito locale, Orsogna non poteva non covare sogni di gloria. Dal canto sua la Frentana difendeva una tradizione tra le più consolidate del calcio abruzzese. A spuntarla, nella sfida con il mito genoano William Garbutt, fu la Frentana di Compiani, che concluse al primo posto il torneo di Prima Divisione. Purtroppo, anche i gialloblù dovettero poi rinunciare al campionato di Serie C, sia per i costi proibitivi sia per l’incalzare del conflitto. Ad ogni modo ai lancianesi restò la soddisfazione di aver primeggiato, non solo nel derby con un paese confinante, ma soprattutto contro una squadra allenata da uno dei grandi miti del calcio italiano.

Quell’anno che Lanciano costruì la squadra ad Alessandria

ac lanciano 1940 41
Una formazione del Lanciano 1940-41: gli “alessandrini” sono, in piedi da sinistra, il portiere Mornese (primo), Quarello (terzo), Cornelio (sesto); seduti Bocchio (terzo) e Lenzini (ultimo)

Lanciano non ha mai incontrato l’Alessandria in partite ufficiali: quella di questo secondo turno di Coppa Italia sarà una prima assoluta. Ma spulciando tra gli annali rossoneri si trova una stagione nella quale il nostro club ha avuto un rapporto strettissimo con la squadra piemontese. Correva il campionato 1940-41, e l’Ac Lanciano aveva appena rimesso piede nella terza serie nazionale, a dieci anni di distanza dal fallimento della Virtus. Il presidente Alberto D’Alessandro, per allestire una formazione competitiva, pescò a piene mani nel Nordovest, a partire dall’allenatore Enrico Migliavacca, ex ala destra e bandiera del Casale, che collezionò però qualche presenza in nazionale nel biennio in cui vestì la maglia del Novara. Con lui, in un modo o nell’altro, arrivarono una dozzina di giocatori di origini piemontesi, la maggior parte dei quali erano usciti proprio dal vivaio dell’Alessandria.

I grigi all’epoca erano infatti una squadra abituata a giocare ai massimi livelli del calcio italiano: dopo l’istituzione del girone unico nel 1929-30, erano rimasti rimasti in Serie A fino al 1937, e avevano addirittura disputato una finale di Coppa Italia persa col Torino nel 1936. Dalla fucina alessandrina negli anni ’20 erano venuti fuori Adolfo Baloncieri, capitano del primo Torino scudettato e della nazionale; Carlo Carcano, allenatore della Juventus del quinquennio d’oro; il due volte campione del Mondo Giovanni Ferrari. Arrivare da Alessandria all’epoca era insomma una presentazione di tutto rispetto.

E così, con il grigio nel curriculum, si presentano alcuni pilastri di quella squadra, a partire dal centravanti Giovanni Bocchio, che dopo gli esordi in Serie A nel 1932 si afferma come giocatore di categoria in Serie C, e a Lanciano diventa capocannoniere della squadra. Con Bocchio vengono ingaggiati altri alessandrini d’esperienza che da anni militano in C, che pure hanno fatto parto delle riserve dell’Alessandria e contano qualche presenza nella massima serie, quali i terzini Mario Contratti e Angelo Quarello, i mediani Ubaldo Coppo e Benvenuto Lagoglio, la mezzala Stefano Cornelio: tutti nati negli anni della Grande Guerra e svezzati calcisticamente nel quadrilatero piemontese. Ma il presidente D’Alessandro non manca di portare in rossonero anche qualche giovane promessa: nella rosa del Lanciano 1940-41 ci sono sono infatti il portiere Vittorio Mornese e il terzino Giuseppe Lenzini, che sono appena ventenni quando partono da Alessandria per raggiungere l’Abruzzo.

Quel Lanciano non è comunque una squadra di soli piemontesi, perché nell’undici rossonero trovano spazio fin dall’inizio giovani promesse locali come Mario Volpe, e in seguito Domenico Carnevale e Nicola Mastrangelo; ci sono alcuni tra i ragazzi abruzzesi più quotati al momento quali l’aquilano Italo Sion, il pescarese Aldo Brandimarte e il teramano Emidio Conti; giocatori d’esperienza come l’ex sulmonese Sergio Molinari e soprattutto Mario Zulli, lancianese che torna a Lanciano dopo un decennio di Serie C a buoni livelli. Era una squadra che per certi versi si potrebbe definire un modello per come erano miscelati abruzzesi emergenti, giovani di un vivaio tra i più rinomati in Italia, e giocatori d’esperienza di varia estrazione. Purtroppo quel Lanciano non ebbe la possibilità di esprimere tutte le proprie potenzialità, perché la guerra che incalzava costrinse diversi giocatori a partire per le armi, e la prime posizioni occupate nel girone di andata per i frentani presto diventarono un miraggio.