In Serie B è la notte degli ex rossoneri: D’Aversa in A all’ultimo minuto, Castori salvo




Roberto D’Aversa, ex allenatore della Virtus Lanciano e capitano dei rossoneri nell’anno della promozione in Serie B, conquista la promozione in Serie A con il Parma, che già nella scorsa stagione aveva guidato alla vittoria dei play off di Serie C.

D’Aversa nella sala stampa del Biondi quando era l’allenatore della Virtus Lanciano

Nel turno conclusivo del torneo cadetto, giocato stasera, i gialloblù hanno vinto alla Spezia, ma hanno conquistato il secondo posto, e quindi la promozione diretta in A, grazie al Foggia che all’89 ha pareggiato a Frosinone (che sarà così costretto ai play off).




Un altro ex tecnico rossonero ha invece festeggiato la salvezza, Fabrizio Castori, che è tornato a stagione in corso alla guida del Cesena. I bianconeri, alla luce dei risultati dagli altri campi, si sarebbero ugualmente salvati: la squadra di Castori ha comunque chiuso in bellezza la stagione superando la Cremonese al Manuzzi.

Tarquini: «Il Lanciano è casa mia, torneremo grandi insieme»

Intervista all’attaccante del Lanciano che è tornato dove ha mosso i primi passi da professionista: la Virtus e la Serie B, i successi ad Avellino e nei dilettanti abruzzesi, fino alla nuova avventura in rossonero per contribuire a riportare la squadra della sua città nei palcoscenici che le competono




Alessandro Tarquini, ripartiamo dagli albori, dall’esordio in “tenera età” con il Lanciano di Riccardo Angelucci. Cosa ricorda di quel giorno?
«La partita era Lanciano-Juve Stabia della stagione 2005-2006 e l’allenatore era Francesco Monaco. Erano gli ultimi minuti e la palla non usciva. Davanti giocava Luca Paponetti che, visto che il gioco non si interrompeva, prese il pallone e lo rinviò fuori per poter permettere il cambio. Ad essere sostituito fu proprio lui. Quando gli diedi il cambio, prima di fare l’ingresso in campo, mi prese in braccio come un bambino. D’altronde avevo solo 16 anni».

In quegli anni fece diversi provini anche per club di categoria superiore, giusto?
«Sì, con Lazio e Cesena. Andarono entrambi a buon fine, ma in entrambi i casi non si trovò l’accordo sul prezzo del cartellino. Poi la Lazio si rifece sotto quando il presidente era Paolo Di Stanislao, ma il sequestro della società a gennaio non permise a me e al portiere Francesco Russo di passare ai biancocelesti».

Il giovane Tarquini in campo al Biondi contro la Cavese nel settembre 2008

Tra i 18 e i 20 anni ha militato nella prima Virtus targata Maio, cosa ricorda di quegli anni?
«Era tutto perfetto, non ci mancava nulla. Regnava la massima professionalità e c’erano tutti i presupposti per fare bene. Io feci diverse presenze, segnando anche un gran gol in Coppa Italia contro il Barletta. Tuttavia non fu la prima rete al Biondi. Quella arrivò l’anno prima, in una serata di Coppa contro la Valle Del Giovenco, sotto la Sud. Indimenticabile».

Poi il prestito all’Avellino in Serie D, ci racconti un po’ questa esperienza.
«Era l’anno zero per gli irpini, che ripartivano dalla Serie D dopo il fallimento. Eravamo una corazzata, e difatti arrivammo in finale play off per poi essere ripescati in Lega Pro. Ricordo con molto affetto la gente di Avellino e quell’annata meravigliosa, anche se non segnai molti gol, dato che quella stagione giocavo da esterno sinistro nel 4-4-2».




L’Avellino ora è in zona play off in Serie B: ha ancora rapporti con qualcuno dei biancoverdi, ex compagni o tifosi?
«Sento ancora l’attuale capitano Angelo D’Angelo. Lui è stato uno dei pilastri della scalata dalla Serie D alla B. Inoltre sono rimasto in contatto con vari tifosi tramite Facebook. Di quell’esperienza porto nel cuore il gol segnato contro la Vigor Lamezia davanti a 8.000 tifosi: un’emozione indescrivibile. Tra l’altro nella Vigor giocava Cosimo Chiricò, con cui due anni dopo avrei condiviso la promozione in B a Lanciano».

Poi il ritorno alla Virtus, culminato appunto con la promozione in Serie B. Cosa ha provato da lancianese in quella stagione?
«A livello personale fu un’annata travagliata per via di un infortunio che mi tenne ai box da gennaio ad aprile. Nonostante questo si respirava un’aria magica, di incredulità assoluta. I play off vinti rimarranno qualcosa di indelebile. Sarei rimasto volentieri in B, anche firmando un contratto al minimo sindacale. Decisero di non contare su di me per via dell’infortunio. Credo che sarebbe stato bello vedere un ragazzo di Lanciano indossare la maglia della propria città nel secondo campionato nazionale, ma evidentemente non tutti la pensavano così».

L’attaccante classe ’89, nell’amichevole estiva col Miglianico

Da Lanciano a Noto, ancora in D. Cosa andò storto in Sicilia?
«Il campionato in verità iniziò molto bene. Ci fu però un cambiamento decisivo in dirigenza: arrivò un nuovo diesse che portò con sé dodici giocatori, e in pratica a gennaio andammo via tutti».

Dopo la breve parentesi siciliana è stato uno dei bomber più prolifici in Eccellenza:, 48 gol in poco più di 3 stagioni, alternate da una parentesi in D a San Nicolò. Questo periodo prolifico è stato chiuso da un brutto infortunio, come si sente ora?
«Sì, 48 gol tra Giulianova, San Nicolò, Vastese e Cupello. Poi mi sono rotto il perone. Ora mi sento meglio, sia mentalmente sia fisicamente. Naturalmente devo convivere con qualche dolore, ma non posso lamentarmi».




Una carriera a livelli importanti, insomma. Quanto è stata dura tornare a Lanciano ripartendo così dal basso?
«Quando abbiamo saputo che avremmo disputato la Prima Categoria non nascondo che tutti noi abbiamo parlato. Il gruppo però era solido ormai. Ci siamo legati molto in estate, nel periodo della preparazione. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di scommettere su noi stessi per fare qualcosa di grande qui, con questa maglia addosso e per questa gente. Io, poi, ho avuto stimoli ancora maggiori: Lanciano è sempre stata la mia casa, sono cresciuto tra le mura del Biondi, e anche solo sentire l’odore dello spogliatoio che ho condiviso per anni con grandi persone, oltre che grandi giocatori, per me è stata una grande emozione. Sono contentissimo della scelta che ho fatto».

Lei è stato tesserato della Virtus per varie stagioni. Ha mai pensato che potesse finire così?
«Assolutamente no. Mai avuta la percezione che sarebbe successo qualcosa di simile. Nessuno, né giocatori né tifosi meritavano di ripartire così dal basso. Ma noi siamo qui per invertire questo trend e per far tornare a parlare di questa città come si faceva fino a qualche anno fa».

Il rigore trasformato da Tarquini contro la Virtus Ortona

 

Lei è venuto qui per un progetto pluriennale, come tutti. Dove intende arrivare con la maglia del Lanciano?
«L’obiettivo è la Serie D nel minor tempo possibile. Un campionato interregionale è il minimo a cui una città come questa possa puntare. Poi bisogna cercare in ogni modo di tornare tra i professionisti».

Quali offerte ha declinato in estate pur di vestire rossonero?
«Cupello, dove sono stato lo scorso anno. E Paterno, ora primo in classifica in Eccellenza. La mia volontà era quella di tornare a Lanciano già da diverso tempo. Non nascondo che è stata dura rifiutare le offerte che mi sono arrivate, ma ho deciso che in certi momenti il cuore conta più del portafogli: era giusto rimettersi in gioco qui, a casa mia».




Vi aspettavate tutto questo calore da parte dei tifosi?
«Siamo rimasti esterrefatti nel vedere 1.500 persone all’esordio al Biondi. Non ce lo aspettavamo assolutamente. Si è visto come questa città sia stata mutilata di uno dei beni più belli che aveva: il calcio. Forse questa mancanza di pallone ha fatto riaffiorare ancora più attaccamento, che è andato al di là della categoria. Ricordo partite di Serie C in cui si arrivava a fatica a mille spettatori. È’ stato bellissimo».

Punta al titolo di capocannoniere? Si è imposto un minimo di gol da mettere a segno?
«Ovviamente ci tengo. Ma gli obiettivi a cui guardo sono quelli della squadra. Bisogna vincere il campionato, e bisogna farlo indipendentemente dai riconoscimenti personali. Non ho mai pensato a traguardi di questo tipo, ma poi i campionati li ho vinti lo stesso e i gol sono arrivati da sé».

L’attaccante lancianese in una recente intervista

L’abbiamo vista giocare in diversi ruoli dalla trequarti in su: ce n’è uno che preferisce particolarmente?
«Mi adatto a giocare ovunque, ma se proprio devo scegliere dico esterno nel 4-3-3».

Si ispira a qualche giocatore in particolare?
«Penso non esista un appassionato di calcio della mia generazione che non abbia sognato una volta di diventare come Ronaldo il fenomeno. Era un giocatore di un altro pianeta, nonostante i mille problemi fisici».




C’è invece un compagno di squadra con cui ha avuto particolare affinità?
«Armando Iaboni a San Nicolò e a Vasto. A San Nicolò io feci 16 gol e lui 29: ci intendevamo a meraviglia. Anche a Vasto facemmo benissimo, nonostante un infortunio che lo tenne fermo per un po’».

Una chiosa sulla partita di domenica contro il San Vito 83?
«Prepariamo la partita come tutte le altre: pensiamo a noi, a restare concentrati per novanta minuti e a fare ciò che ci chiede il mister. Siamo abituati a lavorare così, indipendentemente dall’avversario».

Gli ex Lanciano nei play off di B e Lega Pro: 0-0 tra Castori e Baroni; D’Aversa, Mezavilla e Padovan alla final four di Firenze

È finita a reti inviolate la finale di andata dei play off di Serie B che vede opposti il Carpi di Fabrizio Castori (che era squalificato) e il Benevento di Marco Baroni (che schiera in porta Alessio Cragno). La terza squadra promossa in Serie A verrà decisa nella gara di ritorno in programma giovedì in Campania.




In Lega Pro oggi invece sono state decise le quattro squadre che dal 13 al 17 giugno si affronteranno nelle semifinali e nella finale che si giocheranno, tutte in gara unica, all’Artemio Franchi di Firenze. Il quarto club che dalla terza serie nazionale salirà nel torneo cadetto quest’anno viene infatti stabilito con la novità di questa final four.

Adriano Mezavilla (foto da radiogold.it)

Nel pomeriggio l’Alessandria di Adriano Mezavilla ha battuto il Lecce 5-4 ai calci di rigore. L’ex rossonero è il vicecapitano dei grigi, con cui gioca dal 2014: a riposo nella partita di andata, stavolta è rimasto in campo 120 minuti. I piemontesi nella semifinale del 13 giugno se la vedranno con la Reggiana.




I granata hanno infatti eliminato il Livorno di Manuel Giandonato, che però nella partita pareggiata 2-2 a Reggio (nonostante i toscani vincessero 0-2) è rimasto in panchina. All’Ardenza il Livorno aveva perso 1-2, e neanche allora è entrato in campo Giandonato, che ha comunque collezionato due presenze nei play off dopo le 15 in campionato.

Stefano Padovan (dalla pagina Facebook Pordenone Calcio)

Il Pordenone di Stefano Padovan taglia fuori il Cosenza di Giorgio Capece e stacca il biglietto per Firenze dopo l’1-0 dell’andata e lo 0-0 di stasera in Calabria. Nella gara del San Vito Padovan è entrato al 42’ del primo tempo per sostituire un compagno infortunato; Capece è rimasto in panchina. L’ex ascolano non ha mai giocato nei play off dopo le 21 presenze nella stagione regolare, mentre Padovan ha preso parte a 17 incontri di campionato (segnando 3 gol) e a 3 dei play off.




Il Pordenone a Firenze affronterà il 14 giugno il Parma di Roberto D’Aversa, che da dicembre allena i gialloblù. Gli emiliani con un doppio 2-1 hanno eliminato la Lucchese che aveva uno dei suoi uomini di punta nel centravanti Gianmarco De Feo, 34 presenze e 9 gol in campionato, e 4 gare senza reti nei play off (stasera è uscito a metà secondo tempo). Nella rosa del Parma, pur non avendo presenze nei play off, ci sono invece Leonardo Nunzella, 31 gare nella stagione regolare, e Davide Sinigaglia, due scampoli di gara in campionato dall’ingaggio a febbraio.

Roberto D’Aversa (foto da parmacalcio1913.com)

Castori vs Baroni: con Carpi-Benevento due ex Lanciano si sfidano per la Serie A





Saranno due ex allenatori rossoneri a sfidarsi per la promozione in Serie A: nella finale dei play off di Serie B (andata domenica 4 e ritorno giovedì 8 giugno) si affrontano il Carpi di Fabrizio Castori e il Benevento di Marco Baroni. I biancorossi ieri, dopo lo 0-0 dell’andata, hanno espugnato Frosinone con una vera e propria impresa: nonostante fosse rimasta in 9 contro 11, la squadra di Castori ha vinto 0-1. Stasera invece gli uomini di Baroni hanno pareggiato 1-1 al Curi, contro il Perugia sconfitto 1-0 a Benevento.




Castori, nato a San Serino Marche nel 1952, ha allenato il Lanciano nel 1998-99 vincendo campionato e scudetto dilettanti, e tra il 2000 e il 2003 conquistando una promozione in C1 e l’accesso ai play off per la B. Baroni, fiorentino classe 1963, è stato il tecnico della Virtus nella Serie B 2013-2014, conquistando il piazzamento più alto nella storia del calcio lancianese.



Baccilieri bestia nera del Modena

Giuseppe Baccilieri, personaggio storico del calcio lancianese a cavallo tra gli anni ’30 e ’40, nella sua carriera da calciatore fu una “bestia nera” del Modena che la Virtus affronta domenica al Biondi. Baccilieri, prima di essere allenatore e giocatore dei rossoneri, andò infatti a segno contro i canarini con tre maglie diverse.

giuseppe baccilieriLa prima volta che l’attaccante di San Pietro in Casale infilò la porta gialloblù fu nel gennaio del 1923, quando esordì con la casacca del Bologna nella massima serie, allora chiamata Prima Divisione e strutturata su più gironi. Baccilieri, poco più che ventenne, realizzò il primo gol nella partita vinta dai rossoblù 2-0. L’anno successivo Baccilieri passò alla Virtus Bologna: fu sua la rete che fissò il risultato sull’1-1 nella partita che opponeva il Modena alla seconda formazione del capoluogo felsineo.

Il futuro allenatore dei frentani ritrovò il Modena da avversario nel 1930-31, quando militava in Serie A con il Legnano: i lombardi, nonostante l’ultimo posto e la retrocessione finale, nel girone di ritorno in casa furono capaci di battere i gialloblù 6-2, e nell’occasione Baccilieri mise a segno una doppietta.

Quando Lanciano la spuntò su mister Garbutt, mito del Genoa e del calcio italiano

Il secondo incontro di Coppa Italia propone alla tifoseria rossonera un’altra sfida inedita per quanto riguarda le partite ufficiali, perché il Genoa ha affrontato la Virtus solo in amichevole, nell’agosto 2012 a Castel di Sangro. Ma al pari di quella con l’Alessandria, anche questa partita evoca momenti memorabili della nostra storia calcistica. Infatti, anche se le due squadre non si sono mai incrociate in campionato, Lanciano ha comunque avuto modo di confrontarsi con uno dei miti del calcio genoano e non solo: William Garbutt. Il tecnico inglese, che come pochi rivoluzionò il football italiano nell’Anteguerra, ha infatti trascorso un anno da allenatore in Abruzzo.

Correva la stagione 1941-42, e Garbutt era da poco al confino a Orsogna. La presenza del trainer che aveva vinto tre titoli nazionali col Genoa, e che tra l’altro aveva inaugurato l’uso sportivo della parola mister, stimolò gli orsognesi ad affiliare per la prima volta il proprio undici alla Figc. Nonostante non potesse comparire ufficialmente, fu Garbutt a scegliere i giocatori, tra i quali due dei giovani lancianesi più promettenti, Domenico Carnevale e Mario Volpe. Era lui a disporre la formazione in campo e a dirigere gli allenamenti. Orsogna si iscrisse al campionato di Prima Divisione, come si chiamava allora il torneo regionale dal quale si accedeva in Serie C, categoria alla quale l’Ac Lanciano aveva appena rinunciato.
William Garbutt

L’eredità dei rossoneri venne raccolta dalla Società Calcistica Frentana guidata dal presidente Tommaso Maiorini. La Frentana, che scelse come colori sociali il giallo e il blu del gonfalone cittadino, pure si iscrisse al torneo abruzzese. Come tecnico ingaggiò Dario Compiani, ex portiere del Milan, da poco in panchina, ma conosciuto nella zona in quanto aveva già guadagnato la promozione in Serie C con il Giulianova e, proprio l’anno precedente, aveva lottato fino alla fine per quella in B alla guida del Teramo.

Forte di uno dei miglior allenatori che lavoravano in Italia, nonché rinforzato da calciatori di primo livello in ambito locale, Orsogna non poteva non covare sogni di gloria. Dal canto sua la Frentana difendeva una tradizione tra le più consolidate del calcio abruzzese. A spuntarla, nella sfida con il mito genoano William Garbutt, fu la Frentana di Compiani, che concluse al primo posto il torneo di Prima Divisione. Purtroppo, anche i gialloblù dovettero poi rinunciare al campionato di Serie C, sia per i costi proibitivi sia per l’incalzare del conflitto. Ad ogni modo ai lancianesi restò la soddisfazione di aver primeggiato, non solo nel derby con un paese confinante, ma soprattutto contro una squadra allenata da uno dei grandi miti del calcio italiano.

Quell’anno che Lanciano costruì la squadra ad Alessandria

ac lanciano 1940 41
Una formazione del Lanciano 1940-41: gli “alessandrini” sono, in piedi da sinistra, il portiere Mornese (primo), Quarello (terzo), Cornelio (sesto); seduti Bocchio (terzo) e Lenzini (ultimo)

Lanciano non ha mai incontrato l’Alessandria in partite ufficiali: quella di questo secondo turno di Coppa Italia sarà una prima assoluta. Ma spulciando tra gli annali rossoneri si trova una stagione nella quale il nostro club ha avuto un rapporto strettissimo con la squadra piemontese. Correva il campionato 1940-41, e l’Ac Lanciano aveva appena rimesso piede nella terza serie nazionale, a dieci anni di distanza dal fallimento della Virtus. Il presidente Alberto D’Alessandro, per allestire una formazione competitiva, pescò a piene mani nel Nordovest, a partire dall’allenatore Enrico Migliavacca, ex ala destra e bandiera del Casale, che collezionò però qualche presenza in nazionale nel biennio in cui vestì la maglia del Novara. Con lui, in un modo o nell’altro, arrivarono una dozzina di giocatori di origini piemontesi, la maggior parte dei quali erano usciti proprio dal vivaio dell’Alessandria.

I grigi all’epoca erano infatti una squadra abituata a giocare ai massimi livelli del calcio italiano: dopo l’istituzione del girone unico nel 1929-30, erano rimasti rimasti in Serie A fino al 1937, e avevano addirittura disputato una finale di Coppa Italia persa col Torino nel 1936. Dalla fucina alessandrina negli anni ’20 erano venuti fuori Adolfo Baloncieri, capitano del primo Torino scudettato e della nazionale; Carlo Carcano, allenatore della Juventus del quinquennio d’oro; il due volte campione del Mondo Giovanni Ferrari. Arrivare da Alessandria all’epoca era insomma una presentazione di tutto rispetto.

E così, con il grigio nel curriculum, si presentano alcuni pilastri di quella squadra, a partire dal centravanti Giovanni Bocchio, che dopo gli esordi in Serie A nel 1932 si afferma come giocatore di categoria in Serie C, e a Lanciano diventa capocannoniere della squadra. Con Bocchio vengono ingaggiati altri alessandrini d’esperienza che da anni militano in C, che pure hanno fatto parto delle riserve dell’Alessandria e contano qualche presenza nella massima serie, quali i terzini Mario Contratti e Angelo Quarello, i mediani Ubaldo Coppo e Benvenuto Lagoglio, la mezzala Stefano Cornelio: tutti nati negli anni della Grande Guerra e svezzati calcisticamente nel quadrilatero piemontese. Ma il presidente D’Alessandro non manca di portare in rossonero anche qualche giovane promessa: nella rosa del Lanciano 1940-41 ci sono sono infatti il portiere Vittorio Mornese e il terzino Giuseppe Lenzini, che sono appena ventenni quando partono da Alessandria per raggiungere l’Abruzzo.

Quel Lanciano non è comunque una squadra di soli piemontesi, perché nell’undici rossonero trovano spazio fin dall’inizio giovani promesse locali come Mario Volpe, e in seguito Domenico Carnevale e Nicola Mastrangelo; ci sono alcuni tra i ragazzi abruzzesi più quotati al momento quali l’aquilano Italo Sion, il pescarese Aldo Brandimarte e il teramano Emidio Conti; giocatori d’esperienza come l’ex sulmonese Sergio Molinari e soprattutto Mario Zulli, lancianese che torna a Lanciano dopo un decennio di Serie C a buoni livelli. Era una squadra che per certi versi si potrebbe definire un modello per come erano miscelati abruzzesi emergenti, giovani di un vivaio tra i più rinomati in Italia, e giocatori d’esperienza di varia estrazione. Purtroppo quel Lanciano non ebbe la possibilità di esprimere tutte le proprie potenzialità, perché la guerra che incalzava costrinse diversi giocatori a partire per le armi, e la prime posizioni occupate nel girone di andata per i frentani presto diventarono un miraggio.